16
Ago

Terapia di coppia…

L’altro giorno stavo facendo una specie di gioco con un amico: stavo considerando questo… come chiamarlo, riavvicinamento degli Stati Uniti a Cuba cercando di umanizzare il rapporto, considerandolo come una dinamica di coppia. A volte parlare di Stati rende tutto più astratto e concetti come la ragion di Stato falsano rapporti che poi, in fin dei conti, riguardano persone e vite. Cioè, raccontiamo un po’ di fatti. 

La situazione di coppia è la seguente: lei lo lascia e lui inizia a farle la guerra. Le toglie gli alimenti, le medicine, cerca di avvelenarla, manda gente a casa sua per ferirla, per ammazzarla, minaccia i suoi amici perché non le vadano in soccorso, non le portino beni essenziali di sopravvivenza e non le diano medicine; per essere più convincente le mette un po’ di bombe dentro casa perché il messaggio arrivi forte e chiaro, poi la insulta pubblicamente e la calunnia delle peggiori nefandezze della terra. Un giorno le manda degli scagnozzi e prova a levarle casa con la forza. Lei quel giorno si difende, li respinge e lui rosica. Per metabolizzare il fallimento ci fa su un paio di film. Va detto che lui, abile film maker, ogni volta che fa una cazzata gira un film. Inutile dire che gira film a ripetizione sulle cazzate che fa. Molti la chiamano libertà e democrazia, a me sembra il comportamento di un coglione. Comunque, dopo sessant’anni di tentativi lui decide di cambiare strategia. Dice: “Me so sbajato… Alla fine semo tutti un po’ regazzini… È che a me l’aria de mare me rende nervoso… Come stanno i pupi? Mamma? Famo pace?”. Lei, che alla fine non l’ha considerato niente di più che un povero coglione, che avrebbe solo bisogno di un assegno e di un rapporto civile ed in linea non con il medioevo ma con l’età moderna, accetta di parlare. In mezzo c’è l’amico prete di lui. I preti, si sa, sono fogna, e quando c’è da acchiappà ce stanno sempre. Lei dice: “Vabbè, se sorbimo pure er prete basta che finisce ‘sta storia…”. Allora lui arriva, dice che alla fine sono sempre stati una famiglia e che certe scemenze si possono mettere alle spalle. Però le condizioni della dimenticanza sono le seguenti: tu me dai una stanza a casa tua; la stanza che ho occupato abusivamente per tutti questi anni non è oggetto di questa rappacificazione; non lo è per ora neanche la decisione che ho preso di toglierti il cibo, le medicine e neanche tolgo la minaccia a chiunque voglia darti una mano; ti metto il telefono e internet così facciamo contenti i bambini, tu lo paghi e io mi limito a non dire più che tu sei una zoccola cattiva e pericolosa; ah, c’è pure che me dai anche le stanze più belle de casa tua per fare bed & breakfast che te mando un po’ d’amici miei. A posto così? Dai, lo vedi che tra persone civili ci si intende sempre?

Ecco, questa simpatica scenetta rappresenta in modo colorito e un po’ cialtrone quello che succede in una coppia in cui l’uomo èun coglione, senza cervello e violento e lei èsemplicemente una donna che vuole vivere la sua vita, fare le sue scelte, i suoi errori, e percorrere la sua strada. Uscendo da questa metafora già troppo lunga, devo dire che l’unica frase veramente sensata l’ho sentita dire da un vecchietto di 89 anni che dopo aver applaudito sommessamente ha detto: “Sì, tutto a posto. Hai detto tu che sessant’anni di embargo sono stati un errore. Adesso almeno mi paghi i danni”. Quel vecchietto si chiama Fidel Castro.

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