13
Ago

Talent, sciò!

Ho comprato la cajita per il digitale terrestre e quindi da un paio di settimane faccio un po’ di zapping e vedo qualche film. Oltre a confermare che Telesur è probabilmente la miglior televisione del pianeta, mi sono sintonizzato casualmente su una trasmissione cubana che ha acceso le riflessioni odierne: credo si chiami Sonando en Cuba e forse la prima n è una ñ e quindi il gioco di parole è tra suonando e sognando. Vabbè… comunque sia, è il primo Talent show cubano.

Schema preso in blocco dai vari La voz spagnoli e americani di cui i cubani si drogano e che trovano nel paquete settimanale che viene da Miami. Presentatore pupazzato, giuria di vip (?) di cui vado a parlare; interviste ai parenti che hanno sempre creduto nelle capacità di questa o di quel nipote straordinario; emozione; commozione; il verbo ricorrente è farcela; la parola chiave ètalento. Dunque, partiamo dal fatto che per me queste trasmissioni sono marciume puro nel quale non si salva nessuno, nemmeno i concorrenti, e che il talento diffuso è un’invenzione americana. Vai a New York e trovi tutta gente con talento. Quella fa la pittrice ed ha talento, quello scrive con molto talento, quella canta ed è talentuosissima. In America tutti hanno talento. Io credo esista il mestiere, la ripetizione, la pratica, l’onesta e sincera attitudine ma credo che ad ogni secolo siano concessi due o tre talenti. Mi piace l’approccio all’arte che avevano in Gracia: le arti plastiche erano artigianato, nè più nè meno, e nessuno stava lì a celebrare doti soprannaturali. E le statue le facevano gente tipo Fidia o Prassitele, mica Mutandari o Staccolanana. Nell’età moderna c’è un pianeta di talenti. Perchè dico che non si salvano nemmeno i concorrenti? Perchè sposano e condividono questo mito del “farcela”, dell'”emergere” come valore in sè. Non è un effetto collaterale di una passione ma il fine. Vogliono i soldi. Coltivano il mito di Emma che si scopa il mondo, dell’intervista di Sandro Mayer e delle foto nei giornali scandalistici. Le famiglie lì che spremono i loro rapporti con le divinità, che si procurano aritmie, che si cacano addosso perchè una svolta del nipote sono Adidas per tutti, mignotte e viaggi. La giuria, poi, è un capitolo a parte. Giàa La Voz ho visto illustri sconosciuti, con voci intonate come quella di Aldo Giuffrè, pontificare su rotondità della voce, su diaframmi e cacate varie. A Cuba è lo stesso: a parte Laritza Bacallao che è brava, gli altri due giurati sono un tale su cui rido da anni ogni volta che lo vedo da lontano, e un ceffo che per l’intera trasmissione non ha mai tolto gli occhiali da sole da scippatore (credo sia il nipote di Jimmy il fenomeno) di nome El Niño, mai coperto. Ho capito che il suggerimento che danno ad ogni cantante èil seguente: abbassa di più il diaframma. Io ci ho provato… ma che cazzo vuol dire? Mica sono Sri Aurobindo. Ho fatto un po’ di sforzo per abbassare quello che credevo fosse il diaframma e sono dovuto correre al bagno. Boh.

Diciamo due cose serie: lì per lì ho provato un certo senso di tenerezza per un Talent show cubano. Stesse pretese del talent di oltremare ma con minori mezzi lasciavano intravedere le magagne e quindi ti si stringeva il cuore. Ma poi mi è andato il sangue alla testa. Un talent show non è solo intrattenimento. E’ coltivare e dare importanza a qualità umane, a miti e a traguardi che non hanno niente a che vedere con la Cuba che amo io. Il “Farcela”, la ribalta, l’uscita dall’anonimato vissuto come colpa e come vergogna, il mito del successo, dei soldi… sono tutta merda. E poi questo aver preso in blocco un format che è capitalistico al massimo grado è una resa che mi fa ribrezzo. Se c’è una cosa che mi piace della cultura cubana è proprio questa strada personale, questa ricerca senza condizionamenti, di stili, di percorsi, di modalità espressive. Vale (valeva?) per tutte le arti e per la televisione. L’altra campana. L’altro modo di fare. Quello che proprio Telesur mette in scena quotidianamente e che apprezzo. Quel senso di “altro” che ti faceva pensare che un altro modo (ed un altro mondo) fosse possibile. E tu che fai? Prendi un talent show di merda e lo copi. Metti un presentatore frizzantello e lo metti a far domande tipo: “sei emozionata?” – “avresti mai pensato di arrivare fin qui?”. Una marea di “Dai, buona fortuna!” che pensavo di aver lasciato sulle labbra di qualche presentatorello di quart’ordine italiano. Ok, potrei spegnere il televisore e tutto quanto sparisce. E’ il bello della tv. Vedi, che ne so, chi è uno che vorresti veder sparire? Diciamo, vedi Ezio Greggio. Premi il tasto rosso sul telecomando e lui sparisce. Ma qui, dopo aver spento la tv l’amarezza resta. Anzi cresce. Sì, cresce.  

Ah, dimenticavo… Felicidades Comandante!
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