THE BLOG

31
Lug

Ancora NUOVI EVENTI per il fine settimana!

Sala  teatro Adolfo Llaurado: hasta el domingo 6:00pm “Family Trach”

Teatro Carlos Marx:  inaguracion evento “Aquelarre” 3 de agosto 9:00pm  No.72030805

Teatro Marti:(calle Muralla /Silueta y Prado) Ballet Nacional de Cuba
Sabado 1 (8:30pm). y domingo 2 (5:00pm) de Agosto ” Gala dedicada sl 120 Aniversario del maestro Ernesto Lecuona”

29
Lug

Nuovi Eventi della settimana all’Avana

PABELLON CUBA 29 de Julio
-Salon de Mayo 4:00pm: Dialogar, dialogar… 54 Aniversario de palabras a los Intelectuales
-La Pergola 4:00pm: “A escena”.
-Sala cine 2:00pm: Presentacion del documental del Team “Cuba de la Rumba” de la EGREM
-Escenario central 6:00pm: Ivette Cepeda

Viernes 31 de julio
-Salon de Mayo 4:00pm: “Encuentro con” Jorge Oliver
-La Pergola 4:00pm: peña “Tres Tazas”
-Escenario Central 6:00pm: Concierto de Polito Ibañes

Sabado 1 de Agosto
-Salon de Mayo 10:00am-11:00am: Proyeccion de Audiovisiales de la empresa SINESOFT para niños
-Escenario Central 11:00am: Actividad infantil
-La Pergola 2:00pm: “Por los caminos del arte” con Marielena Dufflar
-Escenario Central 6:00pm: Concierto “Fran Delgado”

Domingo 2 de Agosto
-Escenario Central 11:00am: Infantiles
-La Pergola 2:00pm: “tardes de repentismo Lady Laura”
-Escenario Central 6:00pm: Concierto de Orquesta Failde

-La galeria Carmen Mantilla exibe la muestra personal Nancy Torres: “El brillo de las Momias” Hasta el 10 de agosto.
  Casa del Alba (linea No.556 esquina D, telf: 8332151 ext.101)

 miercoles 29 de julio
-11:00am: Conferencia del profesor Pierre Buteau    
-5:00pm: Conferencia de Rigoberto Lopez y Gloria Rolando, proyeccion del documental: “Reembarque”

viernes 31 de julio
-11:00am: Conferencia del ensayista novelista Edgar Gausse

Sabado 1 agosto
-6:00pm: Concierto de Tony Avila Y su grupo

28
Lug

Efficienza e deficienza

Recentemente sono stato incolonnato per un’ora in macchina sulla via Flaminia a Roma. Un riflesso condizionato di quasi cinquant’anni di traffico mi portava ad avere fretta. Più o meno tutti avevano fretta. Quando non hai cose migliori da fare nella vita, ti occupi di filosofia ed io, valutata attentamente la situazione, terminati gli acquisti furiosi ai grandi magazzini, non avevo nulla da fare, non avevo fretta e quindi, in poche parole, potevo essere er Socrate de Ponte Milvio. Ho iniziato a guardare quelle facce inferocite che si litigavano decimetri di spazio, che facevano dispetti ai motociclisti, che fumavano compulsivamente, che inviavano sms velocissimi al nulla, che avevano fretta, dannata fretta, poco tempo, agende zeppe, stress, maledetto stress, ed ho pensato ad un’altra vicenda minuscola che mi era capitata un paio di settimane prima a L’Avana, Cuba, che è sulla terra, sulla terra che è un astro (citazione perchènon mi si parli dietro).

Mi trovavo in un ufficio di L’Avana. Avevo appena ricevuto la prestazione professionale di cui avevo bisogno e quindi mi mandano a pagare nell’ufficio pagamenti. Vecchia casa malandata di Miramar. Scendo scale di marmo. Percorro un corridoio buio. Apro una porta a vetri dove era scritto Contabilidad e faccio pace con la vita. Alla scrivania era la capo contabile, una negrona di una cinquantina d’anni con una cofana di capelli non inferiore a quella di Moira Orfei, intorno una decina di persona a fare sostanzialmente niente, davanti a lei un’altra donnetta concentratissima che le faceva le unghie. Di fronte al mio: “Dovrei pagare questa fattura…”, vedo sguardi lievemente seccati, la donnetta delle unghie che si ritrae come un paguro e quella dozzina di umani, piazzati là a far passare la calura, che si sistemano in una posizione decente cercando di accreditare un’idea di efficienza a cui nessuno crede. La negrona fa per alzarsi e chiede alla piccola di lasciarmi la sedia. Io non ho fretta. Mi sembra bellissimo quel quadretto tanto che avrei voglia di farmi assumere per stare con loro. Dico: “Per l’amor di dio… non interromperei mai un arreglo de uñas… Mi siedo lì e aspetto…”. Dopo un primo istante di diffidenza (chi è questo? Lo mandano gli ispettori? È una spia?) tutti si rilassano e io mi siedo. Vestito come sono non faccio paura. Riprendono a parlare dal punto in cui li avevo interrotti. Una parla di un attore di novelas bello a cui farebbe molte cose non meglio precisate. Poi un’altra parla degli interventi di chirurgia estetica. Ridono parecchio. La mia presenza rende appena più frizzante la conversazione. Una sessantenne un po’ vezzosa mi invita al suo compleanno a fine luglio. Le dico che porto da bere. Ridacchia. Ridacchiano. Sono “el italiano“. Quando decreto che mi piace molto il colore di unghie che ha scelto la mia negrona, sento il tripudio: “Vedi?”, rivolta alla sua avversaria “in Italia si vede elegante questo rosso, non quella merda che ti sei messa tu…”, e giù risate. Ora potrei chiederle la cassa, due finestre e un rene e lei me li darebbe. Passano quaranta minuti buoni. Si asciuga lo smalto sulle unghie. Mette una decina di timbri ed incassa il pagamento. Me ne vado malvolentieri. Saluto con una serie di promesse e sono in strada. 
Perchè metto in relazione questi due eventi? Intanto perchè cambiano le latitudini ed io non ho mai un cazzo da fare. Dato di fatto disperante. Accanto a ciò mi viene in mente che le parole che meno sopporto sono efficienza e professionalità. Siamo drogati di questa roba. L’efficienza è direttamente collegata con una serie di amichetti stretti che sopporto meno ancora: produttività, alienazione, capitale, padroncini, mercato, concorrenza. La professionalità ammanta personalità mediocri con un’uniforme piena di stelline ma puzzolente. Vedi un coglione e trovi sempre qualcuno che ti dice: “eh, ma è un gran professionista…”. Boh, l’efficienza mette fretta e la fretta è un modello disumanizzante. Chiaro che sta sul cazzo a tutti una commessa che ti fa aspettare ore perchè si deve limare le unghie ma quella fila, quel rodeo di poveracci che sbavano senza motivo verso un dopo che non esiste è terribilmente meno saggio, meno umano, mi viene da dire. Se c’è un profumo che si respirava in quello scalcinato ufficio di Miramar è quello di un senso di pace con la vita. Se c’è un profumo che si respirava in quella fila atroce e in quell’ansia senza fine della via Flaminia è un profumo di assenza totale di saggezza. Assenza di felicità. Le obiezioni possono essere milioni e molte condivisibili ma mi andava di fotografare un paio d’emozioni che non erano da buttare. E delle unghie rosso fuoco che in Italia vanno da morire. Secondo me.
23
Lug

Le 5 domande su L’Avana – Risponde Larisa Vega

Larisa Vega

“Larisa Vega, nota attrice cubana“.

L’avana, 23 luglio 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
Gli alberi e specialmente “Los framboyanes” dell’Avenida di Santa
Catalina, tutti fiorenti.
Dove ti piace andare con la persona che ami?

In qualunque posto dove si possa vedere il mare.

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?

Un succulento riso con pollo.
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
La Vibora, che è il mio quartiere.

Ci consigli un locale o un luogo dove andare?
Non importa il luogo ma sì, l’essere a posto ed essere felice dove ti trovi.
12
Lug

“Così lontano, così vicino”


Mi trovo in Italia da qualche giorno. Esattamente in questo momento all’isola del Giglio. È un posto che mi piace da quarant’anni. Il Giglio intendo. Fantastico sempre di venirci a morire ma non merita progetti così cupi. Ammesso che il mio destino sarà quello di spegnermi serenamente, da vecchio vecchio lo terrò in considerazione. È un posto che mi fa pensare. Una sosta da tutto. Il Giglio ti sospende. Appena monti sul traghetto è come se tutto il circo Barnum che ti porti dentro vada a prendere una camomilla. Fermarsi ogni tanto fa bene. Molta gente ti ha parlato di Cuba in questi giorni e un po’ ti sembra che sia cambiata la percezione di quel posto. Quella che l’informazione è riuscita a costruire è l’immagine di un paese che magicamente si è rimesso in gioco. Che ha accettato le regole del progresso, che, in poche parole, si è arreso al nostro modello. Non so bene, e per la verità non mi interessano, quali siano gli accordi e le decisioni che si stanno prendendo. Forse è una resa. Forse no. Sicuramente lo è da parte degli americani che hanno giudicato mezzo secolo di embargo una grande cazzata. Chiedono scusa a tutti e tentano un’altra strada. Ricorda la politica di revisionismo permanente del Vaticano. Chiedere scusa a chiunque abbia subito nei secoli l'”entusiasmo spirituale” cattolico e continuare la propria gloriosa cavalcata. Quella che sento, però, è un’emozione strana.

Non credo abbia nome ma è quel senso di irreparabile che avverti dopo una profanazione. È notizia di questi giorni la imminente visita autunnale di Renzi a Cuba. Mesi fa è passata Paris Hilton credo a perfezionare l’arte della fellatio, poi altri figuri di cui non ricordo il nome. Mi rassicurava avere una patria. Mi rassicurava vivere in un paese inviso ai corsivisti di Repubblica, condannato dai vertici del Pd, snobbato dai nostri più “illuminati” imprenditori a piede libero del paese. Mi piaceva ascoltare i commenti stremati di qualche produttore di tazze del cezzo del Triveneto che biascicava: “Ma qui non si può fare impresa… mona… Questi qui stanno cinquant’anni indietro… ma stiamo fuori?”. Era bello. Era abitare in un porto scomodo. Posti barca senza servizi e ospitalità ridotta all’osso. Sentire adesso questi raggi di luce untuosi da cui Cuba viene investita sembra l’arrivo di uno tsunami di merda. Renzi a Cuba, Renzi che parla della storia cubana e ne celebra i “progressi” è come prendere sul serio Biscardi che vuole parlare di filosofia. E ne arriveranno parecchi come lui. Arriverà il chiasso stupido degli americani, i cappelletti con visiera, quelli grassi che mangiano hotdog, quelli che imporranno i loro modi di ridere e di essere colti. Forse già sono arrivati e non me ne sono accorto. Mi ostino a vedere quello che vorrei che Cuba non svendesse. Io conto poco. Magari se lo schifo diventa insopportabile cambio paese. Magari vengo a morire al Giglio. Cazzi miei, tutto sommato. È che Cuba era bella così, rivoluzionaria e arrogante come i discorsi di Fidel, bella come un sorriso del Che, colta come gli sguardi del primo che incroci per strada, forte come i muscoli di chi l’ha difesa, diversa come le logiche che la governavano. Un paese difficile e arretrato per fare impresa, ma il paese migliore per fare vita.