Le 5 domande su L’Avana – Risponde Humberto Gonzalez

“Humberto Gonzalez h

a lavorato nel Complesso Scientifico Ortopedico Internazionale “Frank Pais”. Ha 

studiato Medicina Familiare nell’Istituto Superiore di Scienze Mediche di L’Avana

“.

L’avana, 26 giugno 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
Senza dubbio alcuno la sua gente, che è amabile ed affettuosa, ma è bella anche la natura che c’è in questa città….
Dove ti piace andare con la persona che ami?

Passeggiare per tutta L’Avana Vecchia è stata un’abitudine che per i 13 anni trascorsi in quella città mai ha smesso di essere un’attività rilassante.

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?

Un mojito! Perchè è una bevanda così buona che quando meno ci pensi ti accorgi che in realtà ti tiene “Enganchao”
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
L’Avana Vecchia, che non a caso è patrimonio dell’umanità e il centro di una delle città più belle del mondo


Ci consigli un locale o un luogo dove andare?
Mi mancano molto quasi tutti i posti che vendono cibo “criollo”. Io ero cliente assiduo del ristorante “El Asturianito” que si trova di fronte al Capitolio. Lo raccomando al 100%!

INCONTRO DI GIOVANI PIANISTI DAL 4 AL 28 GIUGNO 2015

INCONTRO DI GIOVANI PIANISTI
DAL 4 AL 28 GIUGNO 2015

Mercoledì 24 giugno alle 18.00 nella Basilica Menor del Convento de San Francisco de Asis. Plaza Vieja
interprete: Mauricio Vallina (Cuba)

Giovedì 25 giugno alle 18 nel Teatro Marti.
Interpreti: Gabriel Urgell (Cuba), Edward Neeman (Stati Uniti), Orquesta Sinfonica Nacional de Cuba, dirige: Enrique Perez Mesa.

Venerdì 26 giugno alle 18.00 nella Sala Cervantes (Palacio de los matrimonios)
Interprete: Misha Namirovsky (Russia)

Sabato 27 giugno alle 18.00 nella Basilica Menor del Convento de San Francisco de Asis. Plaza Vieja
Interpreti: Misha Namirovsky

Domenica 28 giugno alle 11.00 nella Sala Cervantes (Palacio de los matrimonios)
Interpreti: Leonardo Gell (Cuba)
Francis Santiago (Cuba)

Domenica 28 giugno alle 18.00 nel Teatro Marti
Interpreti: Po- Wei Ger (Taiwan), Orquesta Sinfonica Nacional de Cuba
Francis Santiago Cuba), dirige: Enrique Perez Mesa.

La musica del vicino è sempre più brutta

Chacal reggaeton
Al mio vicino di casa piace molto il reggaeton. Non me l’ha mai confessato personalmente perchè io ho imparato la lezione di non socializzare per nessuna ragione, neanche in punto di morte, con dei vicini, ma lo deduco dal fatto che da circa una settimana lo mette. Non lo mette così, di passaggio. Lo mette sempre. A palla. È la colonna sonora della sua vita, della mia e di un’altra dozzina di persone che hanno la sciagura di avere una famiglia allegra nel vicinato. Io mi sento fortunato. Vivo a Playa e la mia casa confina con questa gente e per il resto con banche. In altri quartieri la colonna sonora si moltiplica per quanti sono i vicini. Ogni vicino ha bisogno di una colonna sonora per rendere meraviglioso, sensuale, trionfante, il tempo di cottura dei fagioli o il nulla.

Capisco questo solo in parte. Lo considero un effetto collaterale del vivere qui. In realtà, pensandoci bene, il vero problema non è la musica in sè ma il genere. Quando vivevo a Vedado avevo un vicino solitario e solo, che in certi fine settimana metteva dei boleri strazianti e li cantava ubriaco. Mi piaceva. Era nata una certa intimità tra noi. Lui cantava e il giorno dopo ci salutavamo con stima fuori dalla porta. Lui aveva le occhiaie ed era triste ed io avrei voluto abbracciarlo. C’era una disperazione senza fondo in quel rituale. Non cercava di essere intonato ma gridava a chissà chi una sconfitta, un dolore che non sapeva portarsi dentro. Il reggaeton èsostanzialmente merda. Sentirlo nelle orecchie èuna specie di violenza alle proprie emozioni, ai propri sentimenti, alla vita. Un po’ come quando ami e sei costretto a modulare questa incredibile e misteriosa emozione che ti attraversa sui percorsi immaginati da Gigi D’Alessio o dai Ricchi e Poveri. Anche l’amore diventa brutto, banale, stupido, il sesso, qualcosa di lurido, un atto veloce e sudato di un mezzo camorrista o di tre poveracci. Quattro se aggiungiamo l’aggravante di Marina Occhiena, che credo sia morta oramai. Detto questo, il reggaeton ha una sua variante gettonatissima che mi fa pensare alla morte più buia: le vocette modificate elettronicamente. Ti ricordi quell’effettaccio che Cher usò per la prima volta nella canzone “Live after love” (mi sa che si chiamava così)? Bene qui sembrano averlo scoperto da poco e ne abusano a tal punto che ci sono cantanti di cui non si conosce la voce reale. Dico sul serio. Nella vita reale potrebbero avere anche la voce di Aldo Giuffrè ma nessuno lo sa. Sembrano idioti fulminati in un microonde. Che cantano. Il reggaeton in generale dovrebbe essere proibito per legge. Non dà una bella immagine di Cuba. Mi dispiace dirlo ma è così. I vari idoli del genere dovrebbero essere impiegati secondo le loro naturali inclinazioni: autisti d’autobus, buttafuori, monnezzari, lenoni, raccoglitori di lattine. Non èsolo un problema di volgarità, che già basterebbe, ma il fatto che questi ceffi scavano e sguazzano in tutto ciò che la rivoluzione ha cercato di estirpare in decenni di lavoro: idiozia, materialismo, machismo, bullismo, pregiudizio e di nuovo idiozia. Capisco che èun fenomeno ad uso quasi esclusivo delle classi più basse e incolte del paese ma capisco anche che somministrarglielo senza controllo mantiene quelle classi basse e senza futuro. Senza contare che poco a poco questo tipo di musica sta modificando il gusto di tutti gli altri. Quando iniziò ad andare in onda Drive In in Italia nessuno pensò che avrebbe guastato il gusto e la comicità di tutti. E ora ci troviamo a considerare Crozza uno bravo che fa ridere.

A Cuba si ballava anche prima del reggaeton. C’erano la salsa, il merengue, la rumba, il mambo, il danzon. C’erano cantanti e gruppi che conoscevano il senso del pentagramma, musicisti, gente che aveva per le mani strumenti reali e li sapeva usare. Oggi questi quattro poveracci mettono una base elettronica, dicono due coattate piene di minacce verso qualche parigrado e fanno musica. Anche prima si era tristi, a volte disperati e soli, ma voglio pensare che avesse più profondità, più poesia forse, accompagnare le passeggiate nei propri baratri personali con una musica che non ti rubava l’anima. E neanche quella del vicino che cerca di scrivere, santo dio. 

Le 5 domande su L’Avana – Risponde Nassiry Lugo leader dei Moneda Dura

Nassiry Lugo

“Nassiry Lugo leader del famoso gruppo Moneda Dura“.

L’avana, 18 giugno 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
La cosa più bella di L’Avana è la sua gente che non si stanca mai di lottare e di sognare.
Dove ti piace andare con la persona che ami?

Uscivamo a camminare per Quinta Avenida e per il Malecon….

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?

Sarebbe un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente.
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
La strada più bella è il Malecon.

Ci consigli un locale o un luogo dove andare?
Non so se ancora è frequentata però Calle G era un luogo davvero pittoresco…

Roma, Italia, Cuba, mondo.

Cuba Italia
È difficile spiegare lo strano rapporto che si ha con l’Italia vivendo all’estero. Fra due settimane torno a Roma per una quindicina di giorni ed è un evento che si fa sentire. L’Italia si muove come una malattia autoimmune. Per lunghi periodi rimane sotto pelle ma sai che c’è ed ogni tanto torna in superficie. Fenomeni strani. Inquietudini. Stanotte ho sognato la perifrastica passiva e non so sinceramente cosa voglia dire se non che, in fondo, sono rimasto a cazzeggiare sempre fra i banchi di un liceo della capitale. Due giorni fa ho guardato un dvd che mi ha regalato un’amica italiana sulla trattativa stato-mafia, di Sabina Guzzanti. Niente di inimmaginabile ma, certo, quando lo vedi così, spiattellato come in un documentario sugli elefanti, fa un certo effetto.  Forza Italia sarebbe stato un partito nato dalle intuizioni congiunte di mafia, massoneria e destra eversiva. Ma va?

Poi ieri mi sono ritrovato per una mezz’ora al telefono col mio amico Maurizio a fare la formazione della Roma 2015/2016. La nostra formazione. Un budget di circa un miliardo di euro e, per dirne una, Ibrahimovic in panca a fare la riserva a Messi e a Ronaldo. Facile. Ossessioni e perversioni. L’Italia c’è sempre. C’è nella comunità che guardi di sbieco. Con diffidenza. Nelle categorie con cui seppellisci facce o anche soltanto modi di essere: fascista, mignottaro, mignottaro e fascista, idiota, imprenditorino-di-questo-cazzo, pensionato squallido, monnezzaro, leghista, meridionale, comunistello. Li conosco troppo bene. Non ce la faccio. Amo l’apertura di credito dei cubani che guardano certi esseri umani, che ci guardano, senza filtri. Italiani, e questo gli basta. A me no. Io no. Basta un’occhiata e so tutto. L’Italia dicevo. Quel nervo scoperto o quell’articolazione che torna a far male con i cambi di tempo. Cose che sei costretto a mettere in cantina perché se le tieni in salotto finisci disperato. Tua madre, tuo fratello, tua sorella, la Roma, cappuccino e cornetto, parlare romano, Totti, alcuni amici a cui dire “bella” o “se beccamo”, parole a cazzo di cane. Ma anche quella bruttezza che ti ha fatto scappare. Un mondo scomodo. Essere troppi e traditi. Non essere più romani in fondo, non essere più qualcosa. Una somma infinita di diritti ragionevoli a costruire un mondo irragionevole e inabitabile. I figli di troia, le file in macchina, le donne che hanno perso la vena della loro femminilità, i troppi tatuaggi, il botulino, le radio private, le donne che bevono troppo, troppa palestra, le depilazioni, i maxiscooter, gli smartphone, i romeni che vogliono fare gli italiani, gli italiani che vogliono farsi le romene, una sinistra imbarazzante, il culto per gli animali domestici, le degustazioni di vini, il lardo di Colonnata, la rucola, le diete, il fisico (la parola di chi ha paura del corpo), le cannette, i “so’ tre etti, lascio?”, gli agriturismi, le App utili, quelle spiritose, Crozza, Fazio, Lapo. Ok, finisco sempre a cercare le ragioni di un allontanamento e non è difficile trovarle. Poi, quando sono a Roma, tiro fuori a me stesso le solite formule: “a Roma è bello fare i turisti”; “Lontano da questa follia”. Ma rimane sempre una certa amarezza. È quella che ti rende inquieto quando sei qui e stai per tornare. Cuba, certo, paese incredibile, gente incredibile. Un luogo dove sono felice. Ma dall’altra parte c’è l’anima. La lingua. Un linguaggio privato che è diventato un labirinto e ti ci perdi, e quando torni ti ci ritrovi, ed ha creato la forma dei tuoi pensieri. La tua chimica, i tuoi odori. Quelli non hanno sostituti. Puoi solo metterli in uno scatolone e  stiparli in cantina. E chiudere a chiave per non vederli, perché fanno male. Per non farli scappare perché sei tu stesso.  

Rassegna su Mario Monicelli al Cinema Chaplin fino al 12 giugno

Mario Monicelli, el conocido de siempre
Cine Charles Chaplin – del 2 al 12 de junio de 2015

El médico y el curandero (martes 2, h 14 – domingo 7, h 17)

Il medico e lo stregone / Mario Monicelli (97’) Italia-Francia, 1957 / s.t. españoles /
Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Marisa Merlini, Alberto Sordi, Lorella De Luca, Gabriella Pallotta.
DVD, Sonido Estereofónico. Blanco y Negro.

El joven doctor Francesco Marchetti se instala en su nuevo destino, un perdido pueblecito de nombre Pianetta. Pronto descubre que allí los supersticiosos e ignorantes campesinos prefieren que les trate Don Antonio, un veterano curandero… Estreno en Cuba.

Los compañeros (martes 2, h 17 – domingo 7, h 14)

I compagni / Mario Monicelli (124’) Italia-Francia-Yugoslavia, 1963 / s.t. españoles /
Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Annie Girardot, Folco Lulli, Bernard Blier, Raffaella Carrá.
DVD, Sonido Estereofónico. Blanco y Negro.

Un intelectual bohemio trata de concientizar a los obreros de una fábrica… Significativo filme de la época, Premio Nastro d’argento al mejor actor no protagonista para Folco Lulli, mejor filme en el Festival de Mar del Plata y una candidatura para el Oscar de guión.

Casanova ’70 (miércoles 3, h 14 – martes 9, h 17)

Casanova ’70 / Mario Monicelli (110’) Italia, 1965 / s.t. españoles /
Marcello Mastroianni, Virna Lisi, Michele Mercier, Marisa Mell, Marco Ferreri, Enrico Maria Salerno, Guido Alberti, Marco Ferreri.
DVD, Sonido Estereofónico. Colores.

Un joven oficial italiano, que gusta de las mujeres hermosas, padece de impotencia y visita a un sicoanalista, quien diagnostica que solo siente placer erótico en situaciones de peligro y debe cambiar su forma de relacionarse con el sexo opuesto…Muy simpático filme con la siempre eficaz presencia de Mastroianni. Según Morando Morandini, este filme es casi un remake de Homo eroticus (1971) de Marco Vicario con Lando Buzzanca. Estreno en Cuba.

Romance popular (miércoles 3, h 17 – martes 9, h 14)

Romanzo popolare / Mario Monicelli (112’) Italia, 1974 / s.t. españoles /
Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Michele Placido, Pippo Starnazza, Vincenzo Crocitti.
DVD, Sonido Estereofónico. Colores.

Giulio, de cincuenta años, y su ahijada de 17, Vincenzina, están muy enamorados el uno del otro y deciden casarse. Al regresar de un viaje, Giulio encuentra a un amigo suyo con Vincenzina en el dormitorio y decide echarla de la casa. Los años pasan, y Giulio intenta reanudar el romance con la joven… Un gran éxito de público en Italia, y también en nuestro país. Premio David di Donatello al mejor guión.

Querido Michele (jueves 4, h 14 – miércoles 10, h 17)

Caro Michele / Mario Monicelli (103’) Italia, 1976 / s.t. españoles /
Mariangela Melato, Delphine Seyrig, Lou Castel, Aurore Clément, Eriprando Visconti.
DVD, Sonido Estereofónico. Colores.

Una mujer aún atractiva está separada de su esposo, un pintor. Ellos tienen varios hijos, pero el preferido es Michele, quien se ha marchado a Londres sin avisar. Entonces aparece una chica muy locuaz, quien cree que tal vez Michele pudiera ser el padre de su bebé…Según la novela de Natalia Ginzburg. “Un buen filme, insólito e inteligente” (Morando Morandini), premiado con el Oso de Plata al mejor director en el Festival de Berlín y David di Donatello a la mejor actriz (Melato), Estreno en Cuba.

Un burgués pequeño, muy pequeño (jueves 4, h 17 – miércoles 10, h 14)

Un borghese piccolo piccolo / Mario Monicelli (117’) Italia, 1977 / s.t. españoles /
Alberto Sordi, Shelley Winters, Vincenzo Crocitti, Romolo Valli, Renzo Carboni, Enrico Beruschi.
DVD, Sonido Estereofónico. Colores.

El Sr. Vivaldi, modesto funcionario, vive muy orgulloso de su hijo Mario, que ha concluido sus estudios y aspira a una plaza de contable. Su padre se esfuerza para allanarle el camino y conseguirle empleo, pero…Premios David di Donatello (ex aequo) al mejor filme, director y actor (Sordi), y premios Nastro d’argento para el mejor actor (Sordi), actor de reparto (Valli) y nuevo actor (Vincenzo Crocitti), así como para el guión de Sergio Amidei y el director Monicelli. Muy interesante.

Habitación de hotel (viernes 5, h 14 – jueves 11, h 17)

Camera d’albergo / Mario Monicelli (93’) Italia-Francia 1981 / s.t. españoles /
Vittorio Gassman, Monica Vitti, Enrico Montesano, Nestor Garay, Ida Di Benedetto.
DVD, Sonido Estereofónico. Colores.

Tres jóvenes y bisoños cineastas colocan en secreto cámaras en las habitaciones de un hotel con la esperanza de registrar algo interesante y le enseñan sus sorprendentes imágenes a un curtido y arruinado productor, quien cree que podrían convertirse en un filme…Vittorio Gassman está, como siempre, sensacional. Premio David di Donatello al mejor editor (Ruggero Mastroianni).

Esperemos que sea niña (viernes 5, h 17 – jueves 11, h 14)

Speriamo che sia femmina / Mario Monicelli (115’) Italia,  1986 / s.t. españoles /
Liv Ullmann, Philippe Noiret, Catherine Deneuve, Giuliano Gemma, Bernard Blier, Giuliana De Sio, Athina Cenci, Stefania Sandrelli.
DVD, Sonido Estereofónico. Colores.

El conde Leonardo visita en las provincias a su exesposa y a sus hijas, tras largo tiempo sin verlas, para convencerlas del buen negocio que sería abrir allí un hotel de termas. El administrador de la condesa cree es un negocio muy arriesgado y el conde, desesperado, no sabe qué hacer…Gran reparto internacional. Premios Nastro d’argento al mejor director, mejor guion y a la excepcional calidad técnica para el editor Ruggero Mastroianni y David di Donatello al mejor filme, mejor director, mejor guion, mejor producción, mejor actriz no protagonista (Athina Cenci) y mejor actor no protagonista (Bernard Blier).  Estreno en Cinemateca.

Queridos jodidísimos amigos (sábado 6, h 14 – viernes 12, h 17)

Cari fottutissimi amici / Mario Monicelli (110’) Italia, 1994 / s.t. españoles /
Paolo Villaggio, Massimo Ceccherini, Vittorio Rap, Marco Graziani, Giuseppe Oppedisano, Elijah Raynard Childs, Béatrice Macola, Antonella Ponziani.
DVD, Sonido Estereofónico. Colores.

Florencia, agosto de 1944. Los aliados acaban de entrar en Florencia, y un individuo apodado Dieci, que afirma haber sido boxeador, reúne a un grupo de jóvenes sin experiencia alguna con el fin de organizar combates de boxeo en los pueblos cercanos para poder comer. Muy divertida y original. Mención de Honor en el Festival de Berlín. Estreno en Cuba.

La rosa del desierto (sábado 6, h 17 – viernes 12, h 14)

Le rose del deserto / Mario Monicelli (102’) Italia, 2006 / s.t. españoles /
Michele Placido, Giorgio Pasotti, Alessandro Haber, Moran Atias, Danilo de Summa.
DVD, Sonido Estereofónico. Colores.

Historia de un grupo de enfermeros enviados a cumplir funciones en el desierto del Líbano, a finales de la Segunda Guerra Mundial. Allí tendrán que sortear los contradictorios pedidos de su superior, las incomprensibles exigencias de una cultura ajena como la árabe y la difícil convivencia entre ellos mismos. Basada en la novela El desierto de Libia de Mario Tobino.  Premio Nastro d’argento al mejor actor no protagonista (Alessandro Haber)

Le 5 domande su L’Avana – Risponde Alain Daniel

Alain Daniel

“Alain Daniel, popolare cantante ed attore cubano“.

L’avana, 9 giugno 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
  L’Avana è una città magica, non solo perché sia mia, e questo è già un motivo per amarla, ma anche per la sua complicità con il tempo, la sua immutabilità e la sua persistenza nel tempo (nonostante il suo deterioramento), per la sua storia, la sua cultura, e la sua immensa mescolanza, tutto questo fa in modo che l’Avana sia uno dei luoghi più attraenti del mondo in tutte le epoche.
Non sono stati pochi i personaggi celebri nei secoli: poeti, romanzieri, saggisti, cantanti, compositori, pittori, statisti, monarchi, ecc. quelli che si  sono ispirati all’Avana, e questo chiarisce tutto.Io che non sono per niente una celebrità tuttavia mi sono ispirato all’Avana e in tante delle mie canzoni, la evoco. Per un film  che ancora non è uscito, ho scritto un tema musicale che recita:… E la soglia dei tuoi dolori, sarò il tuo sorriso se ti manca, per alleggerire vecchi rancori, quando si inclina la bilancia.Bella sposa del tempo, ispirazione della mia anima, ho bisogno di sapere se mi accompagnerai anche domani, senza nascondere le tue virtù e il litorale della tua calma, oggi ho bisogno di sapere cosa sarebbe di me? Se tu dovessi venirmi a mancare, Avana.Per me la cosa più bella dell’Avana è la sua immensa varietà di culture e razze.

Dove ti piace andare con la persona che ami?

Mi piace così tanto L’Avana che citare un posto solo è un compito molto difficile, dipende da cosa vuoi fare, se è estate o inverno, se è giorno o notte. Potrei avere tanti posti dove andare con la persona che amo.

In ogni caso posso dire che mi piace molto guidare per il lungomare e sentire che in qualche modo la sua bellezza mi appartiene. A prescindere dal periodo dell’anno o che sia giorno o notte…


Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?

Se fosse qualcosa da mangiare, sarebbe il più buono dei cioccolatini, e da bere sarebbe l’acqua più fredda nei momenti di sete più intensa. 
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
Se devo scegliere un quartiere per la bellezza dei suoi dintorni, la qualità e il lusso delle sue proprietà, scelgo Siboney, Atabey, ma se devo indicare un quartiere con il cuore, allora scelgo Santo Suarez.
Ci consigli un locale o un luogo dove andare?

1.     No, preferisco non fare raccomandazioni, sarei egoista ed illuso, più che altro consiglierei di percorrere ogni angolo della mia Avana. Solo in questo modo sarete tutti d’accordo con me…

Ristorante Opera

A L’Avana le cose succedono per caso ma succedono con sicurezza. È uno strano paradosso ma corrisponde alla realtà. Me lo enunciò anni fa un cubano con il proposito di sorprendermi e non ci riuscì, ma poi nel tempo gli ho dato ragione. Agli appuntamenti le persone non vengono, oppure lo fanno con giorni di ritardo, o inventano cazzate, o muoiono, però finisce che poi le ribecchi con una sicurezza che in termini statistici sfiora il 100%. Serve solo pazienza, giornate che seguano la rivoluzione di Giove, altro da fare. Un mondo minuscolo che segue regole diverse dalle nostre ma che funzionano.

Questo per raccontare che mesi fa stavo in un’assurda trafila per immatricolare il motore della moto e, tra i duecento giri che mi hanno obbligato a fare, c’era pure una capatina in un’officina di 10 de octubre. Per cosa? Boh. Firmare fogli. Controfirmarli. Sto lì mentre fuori piove e attendo che il capo-officina venga a mettere firme, appunto. Arriva. È un negro di una sessantina d’anni. Distinto. La solita domanda: “Italiano?”. La solita risposta colpevole: “Sì”. “Mia figlia sta con un italiano…”. Affermazione insidiosa. Potrebbe essere un matrimonio esemplare ma anche il preambolo ad un racconto di riduzione in schiavitù nel casertano. Prendo tempo. “Conosci Opera?”. Mi disorienta. “Pavarotti? Caruso? ‘Sta gente qui?” – “No, il ristorante, Opera…” – “No, non lo conosco…”. Faccia contrariata del tipo. “È il ristorante di mio genero, l’ha appena aperto… Ci deve andare…”. Rifletto. La sua firma è importante. Decido di recitare la parte del buon italiano. “Interessante… Ci vado volentieri… Dove si trova?” – “In Vedado… Questo è l’indirizzo… Stasera io sono lì…” – “Ah, ok, ho capito dov’è… Mi sa proprio che stasera ci faccio un salto…”. Il tipo mette la firma soddisfatto. Sugli ultimi svolazzi penso: “Col cazzo che ci vengo…”, ma continuo a sorridere come il primo Salvo Randone.

Mesi dopo. Tre giorni fa. Un’amica ha in serbo una sorpresa. Ti porto in un posto pazzesco. Dove? Ma no, fidati, è un posto che ti piacerà. Li conosco tutti, dimmi come si chiama. Alessà, non rompere il cazzo, ti ho detto che è una sorpresa! Ovviamente mi porta ad Opera. Una bella villa del basso Vedado. Bei tavoli all’aperto e atmosfera che mi piace. C’è poca gente ma in lontananza noto un negro seduto vicino alla cassa. Tutto torna. È quel negro. Forse mi riconosce, non lo so. Io edifico un ideale muro di travertino tra il mio sguardo e quella direzione. In cambio il padrone, un italiano di una regione indecifrabile, è simpatico. Tira fuori un menu incredibile. Parto con un polpo stupendo e poi con ravioli alla zucca mai mangiati così buoni a Cuba. Coppe di vino bianco e prezzi onestissimi. Un dolce strepitoso e poi tragos de rum. Un posto davvero bello. La mia solita diffidenza che si scioglie come il cubetto di ghiaccio che ho nel bicchiere. Sarà stata anche la bellezza delle chiacchiere di quella sera. Quelle che non tiri per i capelli ma vengono fuori così, come soffi benigni di vento; sarà stata questa stagione di piogge fenomenali che diventano sterzate a gomito verso un sole rovente senza avvisare; sarà che Opera è un nome che lego a mio fratello e già per questo mi ricorda casa; sarà che tutto torna e non si può mancare agli appuntamenti dati a L’Avana. Prima o poi si chiude il cerchio. Sarà tutto questo ma prima di ogni altra cosa la bontà di quello che ho mangiato e la dolcezza del posto che mi fanno consigliare Opera. Fateci un salto e pensatemi. Finirete col dire: “‘Sto Alessandro, alla fine, non dice sempre e solo cazzate…”, e a me va bene così. Ah, l’indirizzo non l’ho preso e non me lo ricordo. Ci so arrivare ma non vi risolve niente. Informatevi, io la dritta ve l’ho data.

Tomas Milian, il cubano che non ti aspetti

Tomas MilianUn paio di mesi fa sono stato invitato alla proiezione di un documentario sulla figura di Tomas Milian, attore cubano nato prima della Rivoluzione, che ha trovato fortuna fuori.  In Italia è conosciuto prevalentemente per il personaggio popolare del “Monnezza” che ha spopolato negli anni 70/80 ma sono molti meno quelli che sanno che è stato il pupillo di registi del calibro di Antonioni, Visconti. Una proiezione ristretta alla cinemateca “Fresa y Chocolate” dalla quale mi aspettavo un percorso semplice lungo svolte note della storia dell’attore attraversando stagioni luminose di cinema internazionale. Per la verità a novembre avevo avuto il privilegio di sentire l’odore del back-stage. In occasione delle riprese ero stato invitato ad una cena con Tomas. Una tavolata piacevole all’Avana Vecchia con una decina di persone e con un Tomas un po’ taciturno. Ho scambiato con lui frasi smozzicate, battute sulla Roma, scemenze. Era stanco e forse irritato come un vecchio lontano dalla sua casa.

Quel giorno non mi fece una grande impressione. Era un monumento a se stesso, un uomo bello e poco altro. Un riferimento ininterrotto a pellicole, a nomi famosi, a pezzi dell’immaginario collettivo ma niente di maneggiabile, niente di autentico, all’apparenza. Invece, vedendo il documentario ho ricevuto una vera e propria sorpresa. Quell’anziano taciturno che avevo conosciuto mesi prima esce fuori con la forza di un leone, con la profondità evocativa delle rovine di una civiltà. Pagine alternate tra ironia e malinconia per un percorso inatteso, mai banale, mai stupido. Sincerità estrema, lealtà verso la vita, quella che auguri a te stesso il giorno che non sarà più importante votare l’anima all’apparenza. I pettegolezzi che sbiadiscono e perdono importanza, quasi disturbano un racconto che sembra un momento unico, il testamento di un uomo profondo. Esce e comanda la bellezza dei suoi vuoti di memoria, la disperazione di certi sguardi, l’irruzione di ricordi difficili come sassate che vengono da lontano. Il Monnezza lontanissimo davvero, ma anche quel tessuto pubblico cucito coi nomi di Visconti, Antonioni, di quell’attrice che per lui aveva perso la testa o di quell’altro che era antipatico davvero. Un uomo, gli spessori di un uomo, che per circostanze varie ha fatto l’attore. A L’Avana succede anche questo: giri l’angolo e scopri Tomas Milian…