THE BLOG

26
Giu

Le 5 domande su L’Avana – Risponde Humberto Gonzalez

“Humberto Gonzalez h

a lavorato nel Complesso Scientifico Ortopedico Internazionale “Frank Pais”. Ha 

studiato Medicina Familiare nell’Istituto Superiore di Scienze Mediche di L’Avana

“.

L’avana, 26 giugno 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
Senza dubbio alcuno la sua gente, che è amabile ed affettuosa, ma è bella anche la natura che c’è in questa città….
Dove ti piace andare con la persona che ami?

Passeggiare per tutta L’Avana Vecchia è stata un’abitudine che per i 13 anni trascorsi in quella città mai ha smesso di essere un’attività rilassante.

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?

Un mojito! Perchè è una bevanda così buona che quando meno ci pensi ti accorgi che in realtà ti tiene “Enganchao”
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
L’Avana Vecchia, che non a caso è patrimonio dell’umanità e il centro di una delle città più belle del mondo


Ci consigli un locale o un luogo dove andare?
Mi mancano molto quasi tutti i posti che vendono cibo “criollo”. Io ero cliente assiduo del ristorante “El Asturianito” que si trova di fronte al Capitolio. Lo raccomando al 100%!

23
Giu

INCONTRO DI GIOVANI PIANISTI DAL 4 AL 28 GIUGNO 2015

INCONTRO DI GIOVANI PIANISTI
DAL 4 AL 28 GIUGNO 2015

Mercoledì 24 giugno alle 18.00 nella Basilica Menor del Convento de San Francisco de Asis. Plaza Vieja
interprete: Mauricio Vallina (Cuba)

Giovedì 25 giugno alle 18 nel Teatro Marti.
Interpreti: Gabriel Urgell (Cuba), Edward Neeman (Stati Uniti), Orquesta Sinfonica Nacional de Cuba, dirige: Enrique Perez Mesa.

Venerdì 26 giugno alle 18.00 nella Sala Cervantes (Palacio de los matrimonios)
Interprete: Misha Namirovsky (Russia)

Sabato 27 giugno alle 18.00 nella Basilica Menor del Convento de San Francisco de Asis. Plaza Vieja
Interpreti: Misha Namirovsky

Domenica 28 giugno alle 11.00 nella Sala Cervantes (Palacio de los matrimonios)
Interpreti: Leonardo Gell (Cuba)
Francis Santiago (Cuba)

Domenica 28 giugno alle 18.00 nel Teatro Marti
Interpreti: Po- Wei Ger (Taiwan), Orquesta Sinfonica Nacional de Cuba
Francis Santiago Cuba), dirige: Enrique Perez Mesa.

23
Giu

La musica del vicino è sempre più brutta

Chacal reggaeton
Al mio vicino di casa piace molto il reggaeton. Non me l’ha mai confessato personalmente perchè io ho imparato la lezione di non socializzare per nessuna ragione, neanche in punto di morte, con dei vicini, ma lo deduco dal fatto che da circa una settimana lo mette. Non lo mette così, di passaggio. Lo mette sempre. A palla. È la colonna sonora della sua vita, della mia e di un’altra dozzina di persone che hanno la sciagura di avere una famiglia allegra nel vicinato. Io mi sento fortunato. Vivo a Playa e la mia casa confina con questa gente e per il resto con banche. In altri quartieri la colonna sonora si moltiplica per quanti sono i vicini. Ogni vicino ha bisogno di una colonna sonora per rendere meraviglioso, sensuale, trionfante, il tempo di cottura dei fagioli o il nulla.

Capisco questo solo in parte. Lo considero un effetto collaterale del vivere qui. In realtà, pensandoci bene, il vero problema non è la musica in sè ma il genere. Quando vivevo a Vedado avevo un vicino solitario e solo, che in certi fine settimana metteva dei boleri strazianti e li cantava ubriaco. Mi piaceva. Era nata una certa intimità tra noi. Lui cantava e il giorno dopo ci salutavamo con stima fuori dalla porta. Lui aveva le occhiaie ed era triste ed io avrei voluto abbracciarlo. C’era una disperazione senza fondo in quel rituale. Non cercava di essere intonato ma gridava a chissà chi una sconfitta, un dolore che non sapeva portarsi dentro. Il reggaeton èsostanzialmente merda. Sentirlo nelle orecchie èuna specie di violenza alle proprie emozioni, ai propri sentimenti, alla vita. Un po’ come quando ami e sei costretto a modulare questa incredibile e misteriosa emozione che ti attraversa sui percorsi immaginati da Gigi D’Alessio o dai Ricchi e Poveri. Anche l’amore diventa brutto, banale, stupido, il sesso, qualcosa di lurido, un atto veloce e sudato di un mezzo camorrista o di tre poveracci. Quattro se aggiungiamo l’aggravante di Marina Occhiena, che credo sia morta oramai. Detto questo, il reggaeton ha una sua variante gettonatissima che mi fa pensare alla morte più buia: le vocette modificate elettronicamente. Ti ricordi quell’effettaccio che Cher usò per la prima volta nella canzone “Live after love” (mi sa che si chiamava così)? Bene qui sembrano averlo scoperto da poco e ne abusano a tal punto che ci sono cantanti di cui non si conosce la voce reale. Dico sul serio. Nella vita reale potrebbero avere anche la voce di Aldo Giuffrè ma nessuno lo sa. Sembrano idioti fulminati in un microonde. Che cantano. Il reggaeton in generale dovrebbe essere proibito per legge. Non dà una bella immagine di Cuba. Mi dispiace dirlo ma è così. I vari idoli del genere dovrebbero essere impiegati secondo le loro naturali inclinazioni: autisti d’autobus, buttafuori, monnezzari, lenoni, raccoglitori di lattine. Non èsolo un problema di volgarità, che già basterebbe, ma il fatto che questi ceffi scavano e sguazzano in tutto ciò che la rivoluzione ha cercato di estirpare in decenni di lavoro: idiozia, materialismo, machismo, bullismo, pregiudizio e di nuovo idiozia. Capisco che èun fenomeno ad uso quasi esclusivo delle classi più basse e incolte del paese ma capisco anche che somministrarglielo senza controllo mantiene quelle classi basse e senza futuro. Senza contare che poco a poco questo tipo di musica sta modificando il gusto di tutti gli altri. Quando iniziò ad andare in onda Drive In in Italia nessuno pensò che avrebbe guastato il gusto e la comicità di tutti. E ora ci troviamo a considerare Crozza uno bravo che fa ridere.

A Cuba si ballava anche prima del reggaeton. C’erano la salsa, il merengue, la rumba, il mambo, il danzon. C’erano cantanti e gruppi che conoscevano il senso del pentagramma, musicisti, gente che aveva per le mani strumenti reali e li sapeva usare. Oggi questi quattro poveracci mettono una base elettronica, dicono due coattate piene di minacce verso qualche parigrado e fanno musica. Anche prima si era tristi, a volte disperati e soli, ma voglio pensare che avesse più profondità, più poesia forse, accompagnare le passeggiate nei propri baratri personali con una musica che non ti rubava l’anima. E neanche quella del vicino che cerca di scrivere, santo dio. 
18
Giu

Le 5 domande su L’Avana – Risponde Nassiry Lugo leader dei Moneda Dura

Nassiry Lugo

“Nassiry Lugo leader del famoso gruppo Moneda Dura“.

L’avana, 18 giugno 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
La cosa più bella di L’Avana è la sua gente che non si stanca mai di lottare e di sognare.
Dove ti piace andare con la persona che ami?

Uscivamo a camminare per Quinta Avenida e per il Malecon….

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?

Sarebbe un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente.
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
La strada più bella è il Malecon.

Ci consigli un locale o un luogo dove andare?
Non so se ancora è frequentata però Calle G era un luogo davvero pittoresco…

15
Giu

Roma, Italia, Cuba, mondo.

Cuba Italia
È difficile spiegare lo strano rapporto che si ha con l’Italia vivendo all’estero. Fra due settimane torno a Roma per una quindicina di giorni ed è un evento che si fa sentire. L’Italia si muove come una malattia autoimmune. Per lunghi periodi rimane sotto pelle ma sai che c’è ed ogni tanto torna in superficie. Fenomeni strani. Inquietudini. Stanotte ho sognato la perifrastica passiva e non so sinceramente cosa voglia dire se non che, in fondo, sono rimasto a cazzeggiare sempre fra i banchi di un liceo della capitale. Due giorni fa ho guardato un dvd che mi ha regalato un’amica italiana sulla trattativa stato-mafia, di Sabina Guzzanti. Niente di inimmaginabile ma, certo, quando lo vedi così, spiattellato come in un documentario sugli elefanti, fa un certo effetto.  Forza Italia sarebbe stato un partito nato dalle intuizioni congiunte di mafia, massoneria e destra eversiva. Ma va?

Poi ieri mi sono ritrovato per una mezz’ora al telefono col mio amico Maurizio a fare la formazione della Roma 2015/2016. La nostra formazione. Un budget di circa un miliardo di euro e, per dirne una, Ibrahimovic in panca a fare la riserva a Messi e a Ronaldo. Facile. Ossessioni e perversioni. L’Italia c’è sempre. C’è nella comunità che guardi di sbieco. Con diffidenza. Nelle categorie con cui seppellisci facce o anche soltanto modi di essere: fascista, mignottaro, mignottaro e fascista, idiota, imprenditorino-di-questo-cazzo, pensionato squallido, monnezzaro, leghista, meridionale, comunistello. Li conosco troppo bene. Non ce la faccio. Amo l’apertura di credito dei cubani che guardano certi esseri umani, che ci guardano, senza filtri. Italiani, e questo gli basta. A me no. Io no. Basta un’occhiata e so tutto. L’Italia dicevo. Quel nervo scoperto o quell’articolazione che torna a far male con i cambi di tempo. Cose che sei costretto a mettere in cantina perché se le tieni in salotto finisci disperato. Tua madre, tuo fratello, tua sorella, la Roma, cappuccino e cornetto, parlare romano, Totti, alcuni amici a cui dire “bella” o “se beccamo”, parole a cazzo di cane. Ma anche quella bruttezza che ti ha fatto scappare. Un mondo scomodo. Essere troppi e traditi. Non essere più romani in fondo, non essere più qualcosa. Una somma infinita di diritti ragionevoli a costruire un mondo irragionevole e inabitabile. I figli di troia, le file in macchina, le donne che hanno perso la vena della loro femminilità, i troppi tatuaggi, il botulino, le radio private, le donne che bevono troppo, troppa palestra, le depilazioni, i maxiscooter, gli smartphone, i romeni che vogliono fare gli italiani, gli italiani che vogliono farsi le romene, una sinistra imbarazzante, il culto per gli animali domestici, le degustazioni di vini, il lardo di Colonnata, la rucola, le diete, il fisico (la parola di chi ha paura del corpo), le cannette, i “so’ tre etti, lascio?”, gli agriturismi, le App utili, quelle spiritose, Crozza, Fazio, Lapo. Ok, finisco sempre a cercare le ragioni di un allontanamento e non è difficile trovarle. Poi, quando sono a Roma, tiro fuori a me stesso le solite formule: “a Roma è bello fare i turisti”; “Lontano da questa follia”. Ma rimane sempre una certa amarezza. È quella che ti rende inquieto quando sei qui e stai per tornare. Cuba, certo, paese incredibile, gente incredibile. Un luogo dove sono felice. Ma dall’altra parte c’è l’anima. La lingua. Un linguaggio privato che è diventato un labirinto e ti ci perdi, e quando torni ti ci ritrovi, ed ha creato la forma dei tuoi pensieri. La tua chimica, i tuoi odori. Quelli non hanno sostituti. Puoi solo metterli in uno scatolone e  stiparli in cantina. E chiudere a chiave per non vederli, perché fanno male. Per non farli scappare perché sei tu stesso.