Le 5 domande su L’Avana – Risponde Zelma Morales

Zelma Morales

“Zelma Morales, famosa attrice cubana di cinema, radio e televisione“.

L’avana, 29 maggio 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
La cosa più bella dell’Avana è il mare… il nostro mare…

Dove ti piace andare con la persona che ami?
Sul Malecon, senz’altro.

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?

Una limonata frappè in un giorno della nostra lunga estate. 
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
Calle Paseo e la Avenida de los Presidentes.
Ci consigli un locale o un luogo dove andare?
Per mangiare il “Litoral”, una nuova paladar sul Malecon a due passi dall’ufficio d’interessi degli Stati Uniti a Cuba; per distrarsi andare in uno dei tanti teatri della città perché c’è sempre una buona opera teatrale in programma.

Il nuovo che avanza

sopracciglia ad ali di gabbiano
Sto parlando con un mio alunno a fine lezione. Ha rimorchiato mesi fa un’italiana della Romagna e mi chiede se c’è vita in un certo paesino della provincia di Reggio Emilia. Gli dico che non ne ho idea. Ha le sopracciglia “a gabbiano” o “a pipistrello”, non ricordo bene come le chiamano. Potrebbero essere pure “a tacchino ripieno” ma fanno comunque cacare. Si depila ed esibisce un telefonino ricolmo di applicazioni. È gonfio come un canotto per sessioni feroci di palestra e parla male. Gestisce un pugno di parole e con esse descrive il mondo. In italiano non progredisce ma utilizza le lezioni per estorcermi informazioni che non riesco a dargli. Vorrebbe che io magnificassi le opportunità di realizzazione umana di un paese come l’Italia, che riconoscessi che, in quanto ad applicazioni e a cellulari, Cuba è alla preistoria, vorrebbe che io convenissi con lui che Dolce e Gabbana sono un pezzo della cultura italiana.

Lui è uno ma sono molti. Forse la maggioranza, non so. Ascoltano stronzate di reggaeton, coltivano il sogno provinciale e stupido del “lontano da qui”, sono ignoranti e fuori controllo. A Roma sarebbero i coatti. In altri posti d’Italia sono tamarri, truzzi, chissà cos’altro. Ma qui sono qualcosa di più: ipercoatti. Coatti senza neanche quel tempo di elaborare una coattaggine. Questo è il problema di Cuba. Questo è il nuovo che avanza. Questa è l’alternativa. Fagocitati da carovane di idraulici di Rovigo che diventano fini analisti internazionali appena varcano la frontiera, da papponi che alzano quattrini a Miami e si inferociscono perché a L’Avana non possono venire a fare impresa (comicità pura), parlano quella lingua, l’idiozia, la superficialità, il luogo comune, il condizionamento puro.

Questo blog è per sua costituzione un blog unilaterale. Io, nonostante tutto, amo la Cuba rivoluzionaria. Meglio ancora, per me Cuba è la sua rivoluzione. Piaccia o non piaccia. Questo paese, senza la rivoluzione, sarebbe uguale a mille altri dell’area. Non avrebbe niente di eccezionale. Le città coloniali te le tirano dietro, le belle spiagge pure, le mulatte pure, il ballo pure, la musica pure, la “cultura” afro-americana pure, la santeria pure. Cuba è la sua rivoluzione. Quella che tra mille contraddizioni, errori, cazzate, storture, ha proposto una società diversa e in molti frangenti l’ha creata. Cuba è la gioventù colta. La Cuba che fa stropicciare gli occhi sono gli alunni della Lenin, quelli dell’ISA, i medici, gli artisti, gli architetti, quelli che ogni volta che parli con loro, applicano un’analisi complessa alla realtà, quelli che scavano. La Cuba unica è fatta delle aree di equità impensabili altrove. L’accesso all’istruzione. Sono i negri che si laureano ed escono così, generazione dopo generazione, dai ghetti ancestrali in cui erano stati cacciati. – Una delle esperienze più surreali è stata quella di conversare con uno pseudo-scrittore negro e critico. Mentre parlava, dentro di me riflettevo sul fatto che senza la Rivoluzione lui probabilmente in quel momento sarebbe stato, analfabeta, malato e sdentato, a tagliare canna da zucchero o a pulirmi le scarpe. Lo scrittore… – Cuba è la pianificazione. È l’instancabile primato della ragione, della buona volontà, dell’intelligenza, di fronte all’oscurantismo del tutti contro tutti, della superstizione, del bullismo di ogni età. La Cuba coatta ruba, truffa, fa battere le proprie donne, sogna i Mac Donald’s, è ridicola, si veste come i più squallidi attori dei più squallidi paquetes di Miami, si fa le seghe sugli IPhone, ha le sopracciglia a gabbiano, o a pipistrello, e stravede per la mafia e per gli stranieri. La Cuba migliore cerca di non cadere in questa corrente facile, in questa onda di piena che trascina merda e persone. A volte ci casca. A volte no. I soldi ed il benessere da pelicula diventano irresistibili a volte. Alla fine cazzi loro, è quello che mi viene da dire.
Cuba è bella per la sua rivoluzione. Ed un paese, prima di ogni cosa, deve avere un’estetica e quindi una sua dignità. Se cercate chiappe a buon prezzo, stanno dovunque, anche in Italia; se cercate un santero che vi riempia di cazzate, il latinoamerica è pieno; se cercate musica, spiagge, allegria, rum, avete l’imbarazzo della scelta. Se cercate una Rivoluzione allora c’è solo Cuba. Aggirate i coatti, aggirate quell’incollatura mortificante tra coatti e stranieri pari-grado che coltivano in coro i loro deserti, e allora trovate un luogo unico al mondo. Trovate la Cuba per cui vale la pena. Si potrebbe dire: lo dici tu che sei straniero a Cuba coi soldi, vorrei vedere te con la libreta e trecento pesos al mese. La risposta è: sì, lo dico io che sono straniero a Cuba coi soldi, vorrei vedere me con la libreta e trecento pesos al mese. Esattamente io. A posto così? 
A volte, in un processo, le opinioni meno significative sono quelle delle parti in causa. Buone cose.

Le 5 domande su L’Avana – Risponde Marco Lo Russo

Marco Lo Russo

“Marco Lo Russo: dire “celebre fisarmonicista” sarebbe diminuire il livello e la portata del progetto artistico di cui è assoluto protagonista. Un fuoriclasse riconosciuto mondialmente e per me l’onore di averlo come sincero amico. Manca a noi e manca a Cuba

“.

L’avana, 21 maggio 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
Affermo: cosa non ha di bello!
L’Avana è un profumo che ti esplode nella mente e che lascia tracce indelebili anche quando la lasci.
Ricco di sfumature, che intrecciano l’umanità più profonda con la passione, è un luogo che ti segna nel profondo.

Dove ti piace andare con la persona che ami?
Camminare sul malecon al tramonto e in riva alla spiaggia nei cayos al calar del sole

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?

Marco Lo Russo
Cioccolata fondente gustata con un Rum invecchiato.
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
La Piazza Vecchia dove annuso il pulsare della cultura cubana:).
Ci consigli un locale o un luogo dove andare?
I miei soggiorni a L’Avana sono stati sempre da artista che lavora quindi non ho avuto modo di girare tantissimi locali ma sicuramente dove sono stato e mi sono trovato molto bene posso dirvi in Piazza Vecchia il cafè Bohemia e i meravigliosi localini sulle spiagge dove si trova sempre pesce fresco e aragosta.
imperdibile il Chanchullero nell’Avana Vecchia. Spendi poco e mangi bene.

foto Cuba 2012 by GG Bianchini
e foto di Marcin Brzózka

XVII Seminario degli Italianisti cubani Il programma

Lunedì 25 maggio 2015

Biblioteca Rubén Martínez Villena
13:00-13:45 Iscrizioni
13:45-14:30 Mayerín Bello (FAyL, Universidad de
La Habana), Dante llega a otra isla
14:30-15:15 Nunzio Allocca (Università di Roma – La
Sapienza), Luniverso della lingua
italiana: Italo Calvino e Dante Alighieri
15:15-16:00 Giorgio Monari (Università di Roma – La
Sapienza), La Commedia di Dante, dal
silenzio al suono, alla musica
Centro Hispanoamericano de Cultura
Inaugurazione del Seminario
17:00 Eusebio Leal Spengler – Historiador
de La Habana e Presidente del Comitato
Cubano della Società Dante Alighieri
17:05 Carmine Robustelli – Ambasciatore dItalia
La Habana

17:10 Neyda Díaz García – Decana della Facultad
de Lenguas Extranjeras (FLEx – Universidad
de La Habana)
17:15 Rogelio Rodríguez Coronel – Decano della
Facultad de Artes y Letras (FAyL –
Universidad de La Habana)
17:20 Concerto Poesia in Musica,
soprano Milagros de los Ángeles,
tenore Yuri Hernández,
pianista accompagnatrice Beatriz Batista

Martedì 26 maggio 2015

Biblioteca Rubén Martínez Villena
9:00-9:45 Rafael Rodríguez Beltrán (Fundación Alejo
Carpentier), Dante en las artes plásticas
9:45-10:30 Lidia Costamagna (Università per Stranieri
di Perugia), La canzone nella didattica
della lingua e della cultura italiana:
risorse e limiti
10:30-11:15 Alessandro Zarlatti (Accademia Leonardo
Da Vinci), Presentazione del Certificato di
conoscenza della lingua italiana – CELI
11:15-11:30 Pausa-Caffè
11:30-12:30 Tiziana Bardini (Università popolare di
Utrecht 􀀳 Volksuniversiteit 􀀳 Paesi Bassi),
Lingua e cultura: come facilitare il
confronto interculturale? Un approccio
pratico
13:00-14:30 Pranzo
14:30-16:00 Lidia Costamagna, (Università peStranieri
di Perugia), Proposte didattiche su
canzoni italiane: analisi e produzione di
unità di apprendimento
16:00-16:15 Pausa-Caffè
16:15-17:00 Regla Arango Polanco, Josefa del Todo
Espinosa, Emanuela Fusaro (FLEx,
Universidad de La Habana), Presentazione
e distribuzione ai docenti d􀀰Italiano
delledizione multimediale del Manuale
di Lingua Italiana (livello A1-B1)
Mercoledì 27 maggio 2015
Biblioteca Rubén Martínez Villena
9:00-9:45 Luis Rodríguez González (Formatur),
Multimedia: Parlando italiano in albergo
9:45-11:15 Lidia Costamagna, (Università per Stranieri
di Perugia), Presentazione delle proposte
didattiche dei corsisti
11:15-11:30 Pausa-Caffè
11:30-12:15 Franco Cardellino (attore), Qui si trema.
Relazione semiseria sugli errori
grammaticali e di linguaggio,
accompagnamento musicale di Samuel
González Velasco
13:00-14:30 Pranzo
14:30-15:30 Caridad Reyna Arias (ISA – Universidad de
Las Artes – Holguín), Metodo di Canto di
Nicola Vaccaj: la sua traduzione e i suoi
vantaggi nella didattica del canto lirico
Lopera lirica nella didattica della lingua
italiana: cultura e piacere
15:30-16:30 Ángel Vázquez Millares (CMBF – Radio
Musical Nacional), Los temas de la ópera
italiana
16:30-17:00 Presentazione e distribuzione del n. 22
(Anno XVI) dei Cuadernos de italianística
cubana
Casa Garibaldi
17:30-17:45 Consegna dei Diplomi ai partecipanti
17:45-18:15 Inaugurazione della Mostra Habanapolis.
Curatori: Carmine Gambardella e Giuseppe
Klain (Seconda Università degli Studi di
Napoli)
18:15-19:15 Brindisi di chiusura

Programma della Dodicesima Biennale di L’Avana

Lunedì 18 maggio
Apertura dell’ufficio degli accrediti dalle 10:00 alle 18:00.
Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam. Calle San Ignacio 22 esq Empedrado. Plaza de la Catedral.
Tel: 7864-6284

Apertura dello sportello degli accrediti dalle 10:00 alle 18:00. Hotel Nacional. Calle O e/ 19 y 21. Vedado.
Tel: 7836-3564

Conferenza ¨L’incontro dell’Arte, la scienza e la tecnologia¨. Joaquin Fargas alle 14:00pm.
Museo Nacional de Historia Natural. Obispo # 61, esq a. Oficios. Habana Vieja
Tel: 7862-9402

Martedì 19 maggio
Evento Gestione della Città  alle 10:00.
Convento San Francisco de Asís. Calle Oficios e/ Amargura y Churruca. La Habana Vieja.
Tel: 7862-3467

Mercoledì 20 maggio
Evento Gestione della Città alle  10:00.
Convento San Francisco de Asís. Calle Oficios e/ Amargura y Churruca. La Habana Vieja.
Tel: 7862-3467

Da Mercoledì 20 a Sabato 23 maggio
Workshop Projecting Particles. Agnes Chavez, Marcel Schwittlick y Markus Dorninger
Esposizione ¨Entre, Dentro, Fuera/ Between, Inside, Outside¨.
Escuela Secundaria Básica Rubén Martínez Villena. Calle 25 entre L y M. Vedado
Tel: 7832-7335

Inaugurazione della mostra 19:00.
¨Ejercicios¨. Luis Camnitzer.
 Casa de las Américas. Calle 3era e/ F y G. Vedado.
Tel: 7838 2712

Giovedì 21 maggio
Evento Gestione della Città alle  10:00
Convento San Francisco de Asís. Calle Oficios e/ Amargura y Churruca. La Habana Vieja.
Tel: 7862-3467

Incontro con Artisti Africani alle 10:00
Casa de África. Calle Obrapía # 157 e/ Mercaderes y San Ignacio. La Habana Vieja.
Tel: 7861-5798

Laboratorio Inmunidad, Fertilidad, Diversidad, Cultura alle 10:00
Koen Vanmechelen/ Joaquin Fargas.
Universidad de la Habana. Vedado.
Tel: 7879-7990

Conferenze magistrali.
Joseph Kosuth alle 9:30
Michelangelo Pistoletto alle 11:30
Daniel Buren alle 14:00
Universidad de las Artes (ISA). Aula Magna. Calle 120 No. 1110 e/ 9na y 13, Cubanacán, Playa
Tel: 7208-8975

Incontro con Victor Ekpuk y Tato Quiñones alle 15:00
Casa de África. Calle Obrapía # 157 e/ Mercaderes y San Ignacio. La Habana Vieja.
Tel: 7861-5798

Apertura ufficiale del programma collaterale della Dodicesima Biennale alle 16:00
Complejo Morro-Cabaña.
Tel: 7862-4095 / 7862-4097

Intervento Sonoro alle 19:00 (30 min)
Héctor Zamora con la collaborazione della compositrice Wilma Alba. Gusano. ISA
Universidad de las Artes (ISA).  Calle 130 # 1110 e/ 9na y 13, Cubanacán, Playa.

Perfomance ¨Opera Cubanacán¨/ 8:30pm
Compositore Roberto Varela e Produttore-Librettista Charles Koppelman
Universidad de las Artes (ISA). Fac de Artes Plásticas. Calle 120 # 1110 e/ 9na y 13, Cubanacán, Playa.
Tel: 7208-8975

Dal 14 al 24 maggio Fiera Internazionale Cubadisco 2015 Il Programma

21 maggio alle ore 17.00 alla Casa del Alba (Linea y D.Vedado) “Il Canto di tutti” fondato da Vicente Feliù. Artista invitato Daniel Viglietti, che riceverà il premio Noel Niccola.

21 maggio alle ore 20.30 Sala Covarrubia (Teatro Nacional de Cuba) Plaza de la Revolucion. Concerto dell’Orchestra del Gran Teatro dell’Avana. Dir. Giovanni Duarte, solista Ma. Eugenia Barrios. Concerto dell’Orchestra Sinfonica d’Oriente. Dir. Marco Tulio.

21 maggio alle ore 19.00 nella Sala Teatro del Museo Nacional de Bellas Artes (H.Vieja) Concerto di Artisti premiati nella categoria Jazz.

22 maggio alle ore 20.30 nel Teatro Lazaro Pena (C.Habana) Concerto del Gruppo Compay Segundo. Invitati: Il balletto della televisione cubana, Emilio Morales e Vionaika.

23 maggio alle 19.00 ore nella Sala Teatro del Museo Nacional de Bellas Artes (H.Vieja) Concerto della famiglia Lopez – Nussa

24 maggio alle ore 11.00 nella Sala Avellaneda. Gala di Chiusura. Orchestra Sinfonica Nazionale, sotto la direzione del maestro. Enrique Perez Mesa. Solista: Aldo Lopez Gavilan, pianista. Consegna del premio d’onore al Conservatorio Chaikovsky di Mosca. Ci saranno altre personalità artistiche e come artista invitato il maestro Frank Fernandez.

21 Maggio Mostra Umbral dell’artista Alberto Lago a San Carlos de la Cabana

Inaugurazione della mostra “Umbral” dell’artista cubano Alberto Lago, nella cornice della XII Biennale di L’Avana. La mostra si realizzerà grazie all’appoggio di tanti amici cubani ed alla collaborazione dell’Ambasciata di Norvegia a Cuba, al Cosiglio Nazionale delle Arti Plastiche ed alla Biennale di L’Avana.
Questa mostra sarà organizzata da Laura Daranas
il giorno 21 maggio alle ore 16.00
presso La Fortaleza San Carlos de La Cabaña, bóveda J1

En menos de dos semanas se inaugura “Umbral”, exposición del artista cubano Alberto Lago, en el marco de la XII Bienal de La Habana. Les invito a seguir las actualizaciones que irán apareciendo en esta página sobre la obra de Lago, sobre “Umbral” en particular y sobre el proceso de montaje. La exposición se hace posible gracias al apoyo de muchos buenos amigos y a la colaboración de la Embajada de Noruega en Cuba, del Consejo Nacional de las Artes Plásticas, de la XII Bienal de La Habana y de fila20 filmes.
UMBRAL
Organizado por Laura Daranas · Privado
Jueves, 21 de mayo a las 4:00 en UTC-04
Fortaleza San Carlos de La Cabaña, bóveda J1
Acerca de
Pinturas de Alberto Lago. Exposición colateral a la XII Bienal de La Habana.

Scrivere all’Avana

Charles Bukowski
Sono continuamente alla ricerca di luoghi in cui scrivere all’Avana. È dai primi anni che sono qui che vivo in questa specie di ossessione: cerco il posto ideale ma non è facile. Poi finisco sempre a scrivere a letto di casa mia, al limite su una poltrona, ma conservo sempre la speranza di trovare il Posto. Qualche giorno fa sono andato in un locale che si trova su 23 in Vedado, mi sembrava quello giusto. Un locale in pesos cubani dal doppio nome, uno più brutto dell’altro, tipo Frankfurt o anche Casa del perro. Come se lasciassero a te la scelta della corda con cui impiccarti. Comunque tavoli sporchi, ubriachi in qualsiasi fascia oraria, scelta misera di un paio di marche di birra e qualche rum da poco e, soprattutto, nessun turista. Mi siedo e mi do un tono.

Prendo una birra e cerco di scrivere qualche parola. Niente. Idiozie. Non mi concentro. Preferisco guardare la gente che passa. Mi confondo. Recito la parte dello scrittore. Non scrivo. Il cameriere mi guarda perplesso. Di coglioni ne ha visti a migliaia. Uno in più non fa differenza. Faccio finta di avere illuminazioni improvvise ma sono fiotti di nulla. Passo una ventina di minuti e poi me ne vado. Cammino per 23 fino alla Rampa, poi svolto a destra e vado verso Infanta. Do un’occhiata alla Ostionera, all’angolo con San Lazaro, ma mi sembra troppo. Non accettano clientela che non abbia una cirrosi epatica dimostrabile. Continuo a camminare. Penso che i locali degradati alla fine mi fanno cacare. Quel clichè un po’ stanco dello scrittore nei locali fumosi mi mette tristezza. Penso a qualcosa di minimamente più elevato. Forse all’Avana Vecchia potrei trovare quello giusto. Arrivo su calle Brasil e mi domando se sia una bella via. Non lo so. Qualcosa di questa strada mi piace ma non capisco cosa. Forse quel breve tratto all’altezza della farmacia storica ma non lo so… Entro in un bar lì davanti. Promette bene: ha un nome tipo “Cafè de los artistas” o roba del genere. C’è una tv accesa che incombe sulla sala. Video di musica orrenda. Mi metto a guardare. Mi soffermo sulla lentezza delle cameriere. Sulla noia. Potrei scrivere della noia. Potrei scrivere sulla cultura dell’attenzione al cliente a Cuba. Penso che il motto potrebbe essere: “il cliente è merda”. Buona idea? Non credo. Prendo una birra calda e la pago il doppio del normale. Neanche tiro fuori il mio Ipad. Non ho niente da dire. Guardo qualche donna che passa e mi avvilisco. Forse non è un locale quello che cerco. I locali distraggono. Finisco sempre a guardare le persone. Finisco sempre a preferire la realtà alle parole. Lo trovo sano ma penso a Bukowski che scriveva dovunque. Forse non è un locale quello che cerco. Pago e scappo da quel cesso. Arrivo a Piazza Vecchia e mi siedo su un marciapiede nei pressi della cervezera. I turisti ordinano serbatoi di birra e dicono cazzate. Non mi piacciono i turisti. Questa loro voglia di mettere la loro bandierina di abitudini dovunque. Bevono la loro birra, parlano ad alta voce. Stanno arrivando gli americani e non mi prende bene. Penso che la cosa che odio di più sono i boccali termici che gli anglosassoni si portano dentro alle piscine e bevono dicendo stronzate. Sì, non c’è niente di peggio nell’universo. Non sono dell’umore. Palpeggio il mio Ipad e lo tratto come un cane svenuto. Non reagisce. Continuo a camminare. Arrivo al Malecon. Mi siedo in un punto e dopo due minuti arrivano un paio di amici fraterni che conosco in quel momento. Rispondo a monosillabi e dico di essere del Montenegro. È il trucco per non avere commenti. Se dici che sei italiano cominciano i: “Berlusconi, mafia, Juventus…”, se dici Montenegro la conversazione piomba in un silenzio agghiacciante. Mi chiedono se voglio sigari o troie. Al mio diniego si allontanano. Continuo a camminare. Torno a Vedado. Ho un’idea, una visione panoramica della città. Certo! Il posto è il bar La torre, all’ultimo piano del palazzo Focsa. Mi siedo e mi sembra che sia tutto a posto. Poi inizio a guardare giù. Mi gira la testa. Soffro di vertigini. Sento un brivido gelido nello sterno. Sono agitato. Ordino una birra. Una bambina si attacca al vetro con incoscienza e sento un tonfo nello stomaco. Vorrei salvarla. Immancabili fotogrammi delle persone che cascavano dalle Torri Gemelle. Sono agitato. Il mio Ipad è acceso su una pagina bianca che mi guarda col candore di un bambino polacco. Non so che dirgli. Ho in mente una storia che voglio iniziare ma anche quel posto non va bene. L’altezza mi terrorizza e la visione panoramica delle cose è un’aspirazione astratta. Scendo. È quasi sera e il caldo è diminuito appena. Torno verso casa con la coda tra le gambe. Arrivo in salotto. Mi metto in mutande e mi bevo un litro d’acqua. Guardo fuori ma smetto immediatamente. Chiudo la finestra e accendo la luce. Dopo pochi minuti accendo l’Ipad. Solita pagina ma è cambiato tutto. Inizio a mettere parole in fila. Alcune mi piacciono. Vado avanti fino a tardi. Quando mi fermo penso al rapporto tra la scrittura e la realtà. Sono mondi che parlano l’uno dell’altro ma si incontrano raramente. Come due amanti timidi si lasciano messaggi. Come gli amori malati si nutrono delle assenze. E la scrittura viene dopo. Dopo tutto. Lontano da tutto. In un posto anonimo. In un posto che sa di chiuso. In quel sogno continuo della realtà, in quella nostalgia di futuro che al buio prende colore. 

Le 5 domande su L’Avana – Risponde lo scrittore Yoss José Miguel Sánchez Gómez

Josè Miguel Sanchez Gomez

José Miguel Sánchez Gómez, in arte Yoss, noto artista cubano, saggista, critico, narratore di realismo, fantascienza e fantasy. Tradotto e pubblicato in molti paesi (tra i quali l’Italia), è considerato una delle voci più moderne ed originali della narrativa contemporanea cubana. Dal 2007 è anche il vocalista del gruppo Heavy Metal Tenaz

L’avana, 14 maggio 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
Per me L’Avana è qualcosa di più di una bella città: è una città che ispira l’atto di sognare attraverso la bellezza. Una volta lo scultore francese Auguste Rodin, alla domanda se esista qualcosa di più bello della belleza rispose con sicurezza: “Sì, i suoi resti”. Ed aveva ragione: i magnifici edifici in rovina della capitale cubana permettono, a chi li osserva con consapevolezza e fantasia, di immaginare quell’altra Avana che fu, splendida nella sua realtà di metropoli d’avanguardia dell’architettura urbana degli anni 50. L’Avana attuale ancora conserva molti edifici Art-deco, art-nouveau e del modernismo che in altre capitali latinoamericane sono stati disgraziatamente demoliti per costruire al loro posto brutti grattacieli di appartamenti ed uffici. Ma anche la sua profusione di spazi disabitati dove tante case e costruzioni sono crollate per mancanza di manutenzione permette immaginare un’altra Avana futura, più vivibile e meno il ricordo della sua gloria. Bella in se stessa e non per il suo ricordo.

Senza alcun dubbio la cosa più bella della città nella quale sono nato e vivo è la sua gente. Perchè la città è per la gente, e senza sarebbe uno scenario vuoto, per quanto magnifica sia la sua architettura. Gli avaneri, con la loro allegria, con la loro spontaneità nel parlare agli sconosciuti per strada, con quest’aria sorniona ed altezzosa che tutti i non avaneri ci rimproverano, esibiscono un’ospitalità sincera, a volte un po’ interessata, ma mai incondizionata: assolutamente bello; perchè L’Avana, per quanto sia caraibica e tropicale, non è una città che ragala i suoi tesori al primo che arriva, ma è piuttosto una città gelosa che pretende un apprendistato minuzioso prima di godere dei suoi angoli e dei suoi luoghi occulti.

Dove ti piace andare con la persona che ami?
Mi piace andara alla multisala Infanta, qualla costruita più recentemente e una delle poche che rimangono delle tante che la mia Avana ha avuto nella sua epoca migliore. Il club “El submarino Amarillo”, dove ogni sera un gruppo differente esegue delle cover ballabili del genere musicale che preferisco: il rock. Nella terrazza dell’Hotel Nacional dove si può godere della miglior vista di un tramonto sulla città. Al museo del cioccolato, all’Avana Vecchia, per degustare cioccolatini e frullati. Al Callejon di Hemmel, per vedere il folclore cubano al suo stadio più puro. E, in generale, camminare avanti e indietro lungo le rotte che preferisco della mia Avana, scoprendo sempre posti nuovi… e in questo modo la lista sarebbe interminabile.

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?
Da bere sarebbe un frullato molto freddo di gelato al cioccolato: l’ideale per rinfrescarsi dopo una lunga passeggiata. E come cibo sarebbe un bel piatto di macinato di carne bovina all’avanera, con uva passa e olive, servito con riso bianco.
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
Eh, qui è già abbastanza difficile decidere tra un giudizio estético e gusto estetico o personale. Il mio quartiere preferito è il Vedado dove sono nato, dove sono cresciuto e dove vivo attualmente, per la profusione di alberi che rendono meno massacrante percorrere le sue strade nei nostri giorni di maggior calore, per la quantità di parchi, teatri, locali notturni ed altri luoghi di divertimento. Perciò credo che dovrei scegliere come strada preferita una del Vedado tra calle 23, Paseo, G, o un’altra simile… però, per non essere totalmente regionalista, voglio citare Quinta avenida, nel Miramar: per la sua lunghezza e per il suo grande viale centrale è probabilmente la migliore strada per passeggiare sia in macchina che a piedi. E, senza dubbio, per gli amanti dell’architettura, questa strada esibisce le migliori ville della città, ricordo di quando era un quartiere esclusivo della borghesia avanera, una condizione che, in un certo senso, ancora conserva.
Ci consigli un locale o un luogo dove andare?

Ancora un altro oltre quelli già menzionati? Bene, allontanandosi un po’ dal centro della città, il Giardino Botanico Nazionale, nel Parque Lenin. Una mostra di quasi tutti i fiori del mondo, con al centro lo spazioso giardino giapponese. Ed essendo molto vicino al Giardino Zoologico nazionale ed Expocupa, vale la pena dedicare un giorno intero a quest’avventura fuori dal centro.

Il Vesak a L’Avana

Vesak a L'AvanaIn un periodo storico come questo dove, in nome di qualche dio a caso, si sgozzano vignettisti, ci si fa esplodere negli autobus, si decapitano “stranieri”, parlare di temi relazionati con la spiritualità sembra come stuzzicare una ferita infetta per semplice sadismo. Forse non è un periodo straordinario: basta agitare bene la bibita frizzante delle religioni ed escono fuori parole tipo “crociate”, “antisemitismo”, “attacchi al gas nervino nelle metropolitane”. Vista così la questione, emerge lo stesso istinto di difesa che nasce in Italia verso la politica: la politica è roba sporca, meglio non metterci il naso. Si confonde una delle dimensioni più evolute dell’uomo, l’amministrazione e l’immaginazione della cosa comune, con quattro poveracci sporchi, loro sì, che scegliamo per realizzarla.

La politica è l’alternativa alla barbarie, i politici inadeguati sono la barbarie che rientra dalla finestra. Le religioni non escono da questo schema. Nascono, molte di esse, come discipline dello spirito, intuizioni favolose di uomini straordinari, percorsi incredibili, e poi diventano religioni. Diventano chiesa. Appartenenza. Fede calcistica. Identificazione. Per usare le parole di Buddhadasa, diventano “Io e mio” e quando c’è qualcosa percepita come io-mio, c’è qualcosa da difendere, qualcosa da imporre, qualche minaccia da eliminare. Nessuna religione è storicamente esente da questo tipo di storpiatura: si sono fatte mostruosità in nome di Cristo, di Maometto, del Buddha e di chiunque altro. Non ho rispetto per le religioni intese come fede calcistica ma credo che molto del senso di questo strano viaggio che è la vita possa derivare dalla coltivazione di un atteggiamento spirituale. Perchè parlo di questo in questo blog? A Cuba direbbero: “Porque me dà la gana!” (perchè mi va!) ma in realtà lo spunto viene da una mia passeggiata in Quinta avenida. All’altezza di calle 32 in un pomeriggio sonnolento, laddove le splendide ville liberty sono in realtà una rassegna di rappresentanze diplomatiche ed ambasciate, noto qualcosa di familiare: una festa. Ma non una festa qualunque: i festoni tipici e certe immagini mi accendono immediatamente un sospetto. Non sarà mica il Vesak? Mi avvicino. L’ambasciata è quella dello Sri Lanka e tutto quadra. Paese buddhista. Luna piena. Un’immagine stilizzata di Siddharta nella posizione del loto. Ricordi. Il Vesak è la festività buddhista più importante. Si celebrano la nascita e l’illuminazione del Buddha. Mi avvicino al cancello e cerco di catturare l’attenzione di due tizi. Uno cubano, probabilmente della sicurezza, ed uno srilankese. Sillabo: “Vesak?” due o tre volte e scateno due atteggiamenti opposti: chiusura da parte del cubano, fastidio, protezione, io-mio. Mentre sul viso dello srilankese si accende un sorriso. Uno di quei sorrisi orientali che aprono la porta alla pace. Quest’ultimo mi conferma che è il Vesak e senza smettere di sorridere mi invita ad entrare. Mi piace pensare che in questa differenza di atteggiamenti si nasconda, in realtà, il destino del pianeta. Uscire dalla barbarie, a mio avviso, passa attraverso l’elaborazione e l’abbandono di questo grumo di problemi: l’io-mio. Questo accumulo di energie che ci rende preoccupati e infastiditi, questo ingorgo, questa premessa alle neoplasie dell’anima, che su larga scala è accumulo di risorse planetarie nelle mani di pochi, ed è, dall’altra parte della medaglia, povertà, umiliazione, miseria.

Ho dedicato venticinque anni della mia vita al Buddha. Non al buddhismo. Con i miei infiniti limiti ho cercato i fili sottili di questo viaggio, un respiro alla volta, molto spesso con la mia tipica andatura di un passo avanti e dieci indietro. Ma non ho mai smesso. E se c’è una cosa che in venticinque anni credo di aver capito sempre con maggiore profondità è il contenuto di un messaggio che ho letto una volta su una maglietta in India: no self, no problem. È tutto lì. Se non c’è un io-mio, non c’è neanche niente da difendere, non c’è paura, non c’è minaccia, non c’è nulla da imporre, non c’è accumulo, non c’è l’inferiore nè il superiore. E questa verità non ha nomi nè chiese. E il Buddha l’ha vista per la prima volta 2500 anni fa non per mettere in piedi una chiesa ma per indicare un percorso.
Un sorriso al posto di una chiusura. Facile a dirsi ma probabilmente il compito che impegnerà l’umanità nei prossimi 1000 anni di evoluzione. Enorme uomo il Buddha, e poco mi interessa se sia un dio.  Succede anche questo camminando per Quinta, in un pomeriggio qualunque: ti avvicini ad un cancello ed un sorriso ti apre il ricordo del senso di un viaggio.