07
Apr

La guayabera di Zoila

La guayabera di Zoila

Io e l’eleganza siamo due nemici inconciliabili, questo è noto, e a Cuba riesco a far dubitare chiunque sul grande stile italiano che è il nostro biglietto da visita nel mondo. Spesso il mio aspetto ricalca quello di un homeless uruguaiano e non è raro cogliere espressioni di perplessità quando presento il mio biglietto d’invito a qualche ricevimento. Occhi che dicono: “e questo dove l’hanno raccattato?”, impasse che viene fortunatamente interrotta da qualche persona che mi conosce e che dice: “No, è tutto a posto, lui sta con noi…”. Bene, forse è questo il motivo per cui sono stato omaggiato di una splendida Guayabera in occasione della Settimana della cultura italiana a Cuba, un messaggio elegante per dire: “Alessà, datte una sistemata…”.
La Guayabera è la camicia elegante cubana. La camicia delle grandi occasioni. Generalmente in tinte chiare, di cotone leggero, con quattro tasche, bande verticali, è l’uniforme delle alte sfere nelle occasioni importanti. Mi piace la Guayabera. Forse in Italia sarebbe ammessa solo ad un matrimonio nella terra dei fuochi ma qui ha un suo senso e la indosso con piacere. Lo stilista che è in me me la fa “sdrammatizzare” risvoltando le maniche e portandola sopra ai jeans. Probabilmente nella percezione di un cubano è come indossare le mutande sopra allo smoking ma pazienza… Pochi giorni fa, in occasione del mio compleanno, Emanuela, una mia amica, mi regala una Guayabera. Ma non una Guayabera qualunque: mi dà un indirizzo e mi dice di andare da Zoila, la migliore sarta di L’Avana, per farmela su misura. L’ultimo indumento che mi sono fatto su misura credo sia stato il grembiule delle elementari quindi entro nel piccolo laboratorio di Zoila con un impaccio palpabile. Mi chiede misure che ignoro e quindi decide di fare lei. Ride. Le chiedo di mettermi un rinforzo zincato sull’addome per farmi sparire la pancia e lei ride ancora. Scelgo un cotone beige meraviglioso e faccio fantasie su un’immagine di me stesso forte ed austera come Rommell, la volpe del deserto. La moda serve a questo, ti fa pensare di essere altro da quello che sei. Come spesso succede, trovo la bellezza nelle persone. Zoila è una donna anziana di colore. Ci racconta la sua storia di donna che ha lavorati sempre. Tra alti e bassi. Per altri, per se stessa, sempre senza rete. Come un equilibrista della vita, come tutti noi, ad afferrare improbabili trapezi, quelli che si presentano per sollevarci una volta ancora. Fino alla fine. Ora gestisce un’attività che è tutta sostanza. Come quei fuoriclasse del calcio che concedono poco alle interviste. Ma poi sul campo si trasformano in divinità. Lei ride perché la vita non le ha mai tolto il piacere di ridere alle cazzate del primo venuto. Ci offre un caffè ottimo e la sua piccola casa diventa un posto dove vorrei rimanere. Io ed Emanuela ci mettiamo a chiacchierare, fitto fitto, dei cavoli nostri. Meglio che nei migliori bar della città. Pettegolezzi, progetti, fesserie. Poi si è fatto tardi ed ognuno deve tornare alle proprie cose. Zoila ha la serenità inarrivabile dei cubani. Ci avrebbe lasciato chiacchierare fino al giorno dopo senza il minimo disappunto. Si sta bene da Zoila. Ce ne andiamo malvolentieri. Il motivo per cui eravamo là quasi non ce lo ricordiamo. Perde importanza. Come molte cose qui quando ti accorgi che la vita, il presente, è l’unico luogo in cui vale la pena abitare.

Dopo qualche giorno vado a ritirare la Guayabera più bella della città. Perfetta. Elegante. È un regalo ma credo che i prezzi siano onesti come gli occhi di quella donna. Risvolto le maniche e mi sento contento. Consiglio a tutti le Guayaberas di Zoila. Al posto di inutili souvenir da riportare in patria e da gettare in un angolo due giorni dopo. Al limite una visita soltanto. Il tempo di un caffè e di quattro chiacchiere comode, su quel divanetto modesto che ha il sapore della vita. Di una vita come vorremmo che fosse.
Zoila la costurera Calle 29 numero 4211 tra 42 e 44 a Playa
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