02
Apr

Ristorante El Chanchullero a L’Avana vecchia

Ristorante El Chanchullero


Ristorante El Chanchullero L'AvanaHo scoperto El Chanchullero quasi per caso. Tornavamo a piedi, io e Dalia, per prendere un almendron davanti al Capitolio in un tardo pomeriggio torrido di un paio di anni fa. Avevamo terminato le lezioni del giorno e scappavamo da un’Avana Vecchia che in quei mesi sembrava Sarayevo dopo un bombardamento. Si camminava lungo strettissime lingue di terra lasciate libere dagli scavi della compagnia del gas e facevamo slalom olimpionici tra macerie ed umani che ripetevano: “amicci, amicci ittaliani… da dove venire?”.

Meditavamo sull’identità di quel professore di lingua che pure un giorno doveva aver impartito la lezione madre di tutte le lezioni, quella in cui aveva pronunciato: “Agli italiani dovete dire: “amicci, amicci, amicci…” ad oltranza. Li avrete in tasca!”. Bene. Quel giorno leggemmo un cartello (per piacermi un locale a me bastano dettagli) sulla porta che recitava: “Qui non è mai stato Hemingway”. Mi sembrò un buon inizio. Non che io non abbia una venerazione per quel vecchio trombone, ubriacone e puttaniere di Hemingway. Per certi versi lo adoro. Solo che a L’Avana viene sbandierato un suo passaggio nei posti più improbabili. Entri nel cesso di un autogrill costruito da un anno e leggi: “qui Hemingway pisciava tutti i giovedì”. Basta! Comunque si tratta di un locale che ti mette subito a tuo agio. Bei piattoni. Bei prezzi. Bel servizio. Bella musica. Sempre un po’ più alta del dovuto e che salutarmente ti obbliga a dire cose essenziali e a fare economia di cazzate. Bella gente. Fauna internazionale, ma quella buona. Nessuna coppietta, lui 84 anni e lei 18 con sbadiglio compulsivo, che trascorre serate agghiaccianti davanti a monoliti di perché. Un po’ di tregua dalle tinte forti della cubanità che lasci per un attimo, il tempo di una cena, fuori dalla porta. Forse l’unico locale che ammicca in modo convincente ad uno stile di ristorazione internazionale, mi verrebbe da dire newyorkese, (va’, l’ho detto). E poi dettagli importanti: birra congelata; camerieri che si affrettano e sorridono; cucina cubana ma al di fuori di quel ring asfissiante delle solite quattro cagate.

La seconda volta abbiamo deciso di invitare al Chanchullero Emanuela, lettrice dell’Ambasciata ed allora non ancora sorella intima come oggi e lo scrittore Davide Barilli. Fu una serata storta. Stavamo al piano di sopra conversando amenamente e verso le 23 lo scenario è cambiato: un gruppetto ubriaco composto da tre zoccole e altrettanti turisti pennellati ha iniziato a ballare improvvisando un’improbabile pista fuori dal cesso. Poco a poco il ballo è diventato un palpeggiamento orrendo, simulazioni neanche troppo simboliche di copule, insomma… “conto? Scusi? Il conto, grazie…”.
Fu solo un episodio. Poi ci siamo tornati tutti. Spesso. Ripulendo quell’atroce battesimo. Al Chanchullero ho conosciuto per la prima volta il maestro Marco Lo Russo, appena sbarcato a Cuba con un taciturno compositore ligure, e basterebbe questo per avere a cuore quel locale e poi tante altre serate piacevoli con Alberto, Sheila, Cinzia, Angelo, Gipsi, Gianluca, Maurizio, Ileana, Mariangela e molti altri. Si dirà, e a noi che ce ne frega dei tuoi amici? Lo faccio per ricordare, perché ognuna di quelle serate è stata, ed è, la materia prima che costruisce il mio amore per questo paese e, di conseguenza, per quel locale. Lo consiglio sempre, a tutti, e tutti mi ringraziano. Non ci prendo una lira. Neanche uno sconto. E questa è la nota dolente dell’intera questione. Ma poco male, si va al Chanchullero con una testa ben poco imprenditoriale (tra l’altro per averla dovrebbero trapiantarmela), per sorridere un po’, per mangiare bene, con la certezza di stare in un riposante cono d’ombra di uno dei pochi luoghi di L’Avana dove non è mai stato Hemingway.

Ristorante El Chanchullero – Plaza del Cristo a L’Avana Vecchia.

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