Le 5 domande su L’Avana – Risponde Davide Barilli

Davide Barilli

“Davide Barilli, giornalista, scrittore di cose cubane e non solo. Amico di Cuba “

L’avana, 28 aprile 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
Il suo sorprenderti sempre. La Habana è come una rosa, ha petali e spine, dipende da come la prendi, ma alla fine..è lei che prende te…
Dove ti piace andare con la persona che ami?
Nella cafeteria sul malecon, di fronte al Cristo di Casablanca, a mangiare pollo fritto e bere birra aspettando il tramonto…

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?
Un bicchiere di guarapo con il ghiaccio tritato, i sigari Moya e il ron Arecha carta oro.
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
Amo il Centro Habana e la zona di Infanta, l’anima popolare della città.
Ci consigli un locale o un luogo dove andare?
Grossa sorpresa: all’Avana si mangia bene con pochi spiccioli. E non sto a parlare di paladar o ristoranti, troppo facile. No, parlo delle cafeterie che si trovano nella calle. Se vi gusta Il tamal ben condito, andate a Zanja, di fronte al Barrio Chino, oppure a San Miguel o a Consulado, ma un po’ tutta la zona (da Blanco a Animas, da Crespo a Colon, da Virtutes a Nettuno) e’ ricca di localini dove sfamarsi con pochi pesos. Imperdibille un passaggio al Variedades Galiano, un enorme corridoio con un lungo bancone e sedili all’americana anni 50 dove offrono lomo ahumado e arroz frito a neppure due cuc. Insomma, basta saper guardarsi intorno e avere il gusto della scoperta per imbattersi in luoghi tipicamente cubani, lontani anni luce dagli stereotipi turistici….

A Roma, il giorno 29 aprile 2015, alle ore 17 presso la Biblioteca Nazionale Centrale (Castro Pretorio), c’è l’occasione imperdibile per conoscere dal vivo Davide Barilli in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La nascita del Che” (edizioni Aragno). Un’immersione verticale nelle atmosfere cubane, nelle sue notti, nei suoi locali fumosi, attraverso la poesia delle sue pagine.
DA NON PERDERE!!!!!

Nuovi eventi all’Avana da non perdere

Martedì 28 aprile alle 20.00 “Giardini del 1830” (Malecon e 20, Vedado) Presentazione di artisti vari (musica, ballo e circo).

Venerdi 1 maggio dalle 17.00 alle 21 “Le Select” (28 tra 5ta e 7ma, Miramar) Gruppo Moncada dal vivo con il Progetto “Rueda de Casino”

Liberazione al ristorante Bella Ciao

Ristorante Bella Ciao
In una data come quella di oggi avrei voglia di parlare di Liberazione. Di quei poveri cristi che ci avevano messo tutto, in molti casi la vita stessa, per consegnarci la possibilità di mettere in piedi un paese migliore. Provo disgusto e rispetto, strano binomio, nel parlarne. Disgusto perchè, ahimè, ho letto i capitoli successivi di quella storia. Rispetto perchè io oggi non avrei palle e motivazioni per fare lo stesso. Mi piacerebbe rivolgere un pensiero di gratitudine a quelle persone e dirgli che il loro sacrificio non è stato vano. Invece è un’ipocrisia. Il loro sacrificio è stato vano.

Di quella libertà non abbiamo saputo che farcene. Con la meticolosità di un orologiaio abbiamo rovinato, giorno dopo giorno, il progetto di un paese meraviglioso, sulla carta e nella sua storia, mai oggi, mai. Cosa direbbe uno qualunque di quei cadaveri di Salvini? E della Santanchè? E di Alessandra Mussolini? Sei morto, hai combattuto, ti sei beccato quella raffica alla schiena che ha chiuso i giochi con la tua vita per offrire possibilità future a tre stronzi così. Contento? Ha avuto un senso la tua morte? Io credo di no. Ma forse tu potresti spiegarmi il contrario, quello che nella mia amarezza non vedo. Tornano alla mente letture feroci di Fenoglio, di quel gigante di Pavese e sembrano scritti antichi in qualche lingua morta e dimenticata.

A Cuba, intanto, il buon Saverio, ha aperto già da un paio d’anni un ristorante italiano che si chiama Bella Ciao. Le cameriere servono ai tavoli con il baschetto di Che Guevara, prevale il colore rosso e si respira un’aria, come dire, di Liberazione. La scritta del marchio ha il font della Coca Cola e non credo sia una scelta casuale. Un po’ come dire: “Cari americani, prendo per il culo uno dei vostri simboli più importanti con un messaggio radicalmente opposto”. Aprire oggi in Italia un ristorante con quel nome sarebbe un fallimento annunciato e forse fonte di problemi. Triste ironia della sorte: devi venire a Cuba per dare un nome ad un’attività che ricordi uno dei momenti più alti della storia italiana. Ormai una delle prime regole è quella di scegliere un nome che non si schieri. “Viva l’Italia”, accettabile ma troppo destrorso, chissà perché; “O sole mio!” troppo partenopeo, poi quelli sopra il Po lo boicotterebbero; “Er cuppolone”, troppo romano, lo boicotterebbero tutti. Invece Saverio, da buon livornese sanguigno e poco diplomatico, ha fatto una scelta di campo: Bella Ciao e fanculo a tutti. Mi piace Saverio. Mi piace chi non ha paura di schierarsi. Probabilmente la sua scelta è dettata da un ragionamento furbo: quanti degli italiani che vengono a Cuba conoscono la genesi di Bella Ciao? Il 95% direbbe che è un pezzo con cui Drupi è arrivato terzo a Sanremo, l’altro 5% si appellerebbe al quinto emendamento. Comunque il Bella Ciao è un ristorante bello davvero. Un fresco pergolato dove non di rado si incontrano italiani stanziali di quelli buoni. Ottimo servizio. Un menu sempre aggiornato con creazioni quotidiane e fantasie del momento. Un giorno ho perfino trovato il caciucco ed ero commosso come un ospite di Carramba che sorpresa. L’antipasto di mare misto è uno dei più buoni mangiati all’Avana, l’eco lontano (solo l’eco, sia chiaro, e lontano) del polpo sublime della mia amata Isola del Giglio, stesso concetto, stessa regione, non a caso. A mio giudizio è il miglior ristorante italiano all’Avana. Sarà che è il posto dove hanno preso vita, tra un bicchiere di vino e l’altro, i miei migliori progetti qui. Sarà la cordialità informale di Saverio che passa trafelato e sudato per i tavoli lanciando messaggi telegrafici che accendono universi: “… è rimasto il caciucco…”; “…ancora due porzioni allo scoglio…”; “… ci sono i maltagliati…”; “Alessà, se qui va male la Celac dobbiamo cominciare a preoccuparci…” – “Dici?” – “Dico. Era buono il pesce?”. Sarà tutto questo ma anche soltanto l’idea di fondo che serpeggia fra quei tavoli, l’illusione che quella partigiana sia stata una guerra vinta, una vittoria della parte migliore di un paese che ne ha fatto tesoro, e non un pezzo di storia dimenticato e tradito, che ha lasciato dopo di sè un’Italia peggiore e volgare che accompagna il suo vuoto con un motivetto che rimane nella testa, uno di quelli che si cantano nelle gite di classe, Bella Ciao, di Drupi, sì, mi pare proprio di Drupi, o no, aspè, ma non era di Toto Cutugno?
Ristorante “Bella Ciao” Calle 72 esq.a 19 Playa

Nuovi eventi all’Avana da non perdere

Sabato 25 aprile alle 16.00 Sala de conciertos Antigua Iglesia de San Francisco de Paula Dúo de guitarras “Contrastes”, dirige  Zuleida Suárez. Conjunto de Música Antigua “Exulten”,  dirige Yunexi Arjona.

Domenica 26 aprile dalle 18.00 fino all’ 1.00 nei “Giardini del 1830” (Malecon e 20, Vedado) si presenta il Gruppo Moncada dal vivo per ballare Salsa. Da non perdereeee!

Bando integrale delle borse di studio in Italia anche per Cuba!!!

BORSE DI STUDIO OFFERTE DAL GOVERNO ITALIANO A STUDENTI STRANIERI E CITTADINI IRE

BANDO a.a. 2015-2016
I. Introduzione
Le borse di studio sono offerte ai cittadini stranieri e italiani stabilmente residenti all’estero (IRE) e mirano a favorire la cooperazione culturale internazionale e la diffusione della conoscenza della lingua, della cultura e della scienza italiana, favorendo inoltre la proiezione del settore economico e tecnologico dell’Italia nel resto del mondo. La lista dei Paesi stranieri i cui cittadini possono candidarsi è consultabile alla pagina “Borse di studio per stranieri e italiani residenti all’estero” del sito del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI): http://www.esteri.it/mae/it/ministero/servizi/stranieri/opportunita/borsestudio_stranieri.html
Apposite borse di studio (denominate borse IRE) sono previste per gli italiani stabilmente residenti all’estero solo per i seguenti Paesi: Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Eritrea, Etiopia, Guatemala, Messico, Perù, Sud Africa, Tunisia, Uruguay e Venezuela.
Dalle borse IRE sono esclusi i dipendenti, di cittadinanza italiana, di Uffici della Pubblica Amministrazione italiana, nonché i loro familiari anche se residenti temporaneamente all’estero.
Le borse di studio sono offerte per svolgere programmi di studio, formazione e/o ricerca presso istituzioni italiane statali o legalmente riconosciute: l’elenco è disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) http://www.istruzione.it/web/universita/home
Non possono essere concesse borse per la frequenza di corsi presso:
 Istituzioni straniere (università, accademie, biblioteche, scuole di qualsiasi natura), anche se ubicate in Italia;
 Centri o laboratori di ricerca privati non riconosciuti.
Il MAECI conferisce inoltre borse di studio a studenti stranieri impegnati in attività di studio previste da cosiddetti “Progetti Speciali” (si veda la specifica sezione riservata a tali progetti nella pagina http://www.esteri.it/mae/it/ministero/servizi/stranieri/opportunita/borsestudio_stranieri.html)
II. Durata e periodo di utilizzo della borsa di studio
Le borse possono avere la durata di 3, 6 o 9 mesi.
Per Corsi di aggiornamento/formazione per docenti di lingua italiana sono concesse borse per la sola durata di 1 mese.
Decorrenza della borsa: non prima del 1 gennaio 2016.
Termine della borsa: non oltre il 31 dicembre 2016.
Nel quadro del “Trattato di Amicizia Italia-Libia” le borse per cittadini libici avranno una durata di 12 mesi con decorrenza dal 1 ottobre 2015.
Informazioni dettagliate riguardanti l’offerta di borse di studio potranno essere richieste alla Rappresentanza Italiana o all’Istituto Italiano di Cultura presenti nel Paese di provenienza del candidato (http://www.esteri.it/mae/it/ministero/laretediplomatica/). Non è prevista la concessione
di biglietti aerei, tranne che per i borsisti cileni. Per tutte le informazioni relative, si rimanda alla Rappresentanza Italiana in Cile.
III. Corsi per i quali è possibile chiedere una borsa di studio e titoli di studio richiesti.
Non possono essere concesse borse di studio per:
– Corsi singoli
– Ricerche individuali
– Corsi universitari di laurea Triennale (1° ciclo) o a ciclo unico, ad eccezione dei rinnovi (cfr. §III.A).
Le borse sono concesse per le seguenti tipologie di corsi:
A. Corsi universitari di Laurea Triennale (1° ciclo) e a Ciclo Unico – SOLO RINNOVI.
Requisiti:
 Questa tipologia di borsa è riservata ai candidati che nell’a.a. 2014-15 hanno fruito di una borsa di studio MAECI per la frequenza di un corso di Laurea Triennale o di un Corso di Laurea a Ciclo Unico, e che per l’a.a. 2015-16 si iscrivano almeno al secondo anno del ciclo di studio.
La concessione del rinnovo resta comunque subordinata alla verifica del rendimento accademico e dello status ‘in corso’.
B. Corsi universitari di Laurea specialistica/Magistrale (2° ciclo).
Requisiti:
 per potersi iscrivere al primo anno di un corso laurea di 2° ciclo in Italia, il candidato deve aver concluso un ciclo di studi di 1° livello; per potersi iscrivere al secondo anno, il candidato dovrà essere in regola con gli esami dell’anno precedente.
C. Corsi di Master di I e II Livello.
Requisiti:
per potersi iscrivere il candidato deve possedere i titoli d’accesso previsti dal Master prescelto.
È responsabilità del candidato accertarsi dell’effettiva attivazione del master, del calendario e delle modalità d’accesso, avendo cura di prendere contatto con l’Istituzione prescelta. Inoltre, se il corso prevede un periodo di studio in un paese diverso dall’Italia, il pagamento della borsa sarà interrotto per detto periodo.
N.B. Può capitare che un master non venga infine attivato o che venga attivato con ritardi anche notevoli. La borsa verrà erogata solo in caso di attivazione del master e solo per il periodo per il quale lo studente risulta regolarmente iscritto.
D. Dottorati di Ricerca.
Requisiti:
per potersi iscrivere il candidato deve possedere i titoli d’accesso previsti dal Dottorato prescelto.
È responsabilità del candidato accertarsi dell’effettiva attivazione del dottorato, del calendario e delle modalità d’accesso, avendo cura di prendere contatto con l’Istituzione prescelta.
Inoltre, se il corso prevede un periodo di studio in un paese diverso dall’Italia, il pagamento della borsa sarà interrotto per detto periodo.
N.B. Può capitare che un dottorato non venga infine attivato o che venga attivato con ritardi anche notevoli. La borsa verrà erogata solo in caso di attivazione del dottorato e solo per il periodo per il quale lo studente risulta regolarmente iscritto.
E. Scuole di Specializzazione.
Requisiti:
per potersi iscrivere il candidato deve possedere i titoli d’accesso previsti dalla Scuola di Specializzazione prescelta.
È responsabilità del candidato accertarsi dell’effettiva attivazione del corso di Specializzazione, del calendario e delle modalità d’accesso, avendo cura di prendere contatto con l’Istituzione prescelta.
Sono categoricamente escluse tutte le Specializzazioni relative alle discipline mediche.
F. Progetti di Studio in co-tutela.
Requisiti:
per poter concorrere per questa tipologia di borsa, il candidato dovrà allegare il programma di ricerca previsto e le lettere di accettazione da parte dell’istituzione ospitante.
Tali borse saranno assegnate per attività di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, (CNR), l’Istituto Superiore di Sanità o altri Enti statali universitari, museali, archivistici.
G. Corsi di alta formazione professionale, artistica e musicale (AFAM), Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona; Scuola di Alta Formazione e Studio (SAF) dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR) e Scuola Nazionale di Cinema.
Requisiti:
 per potersi iscrivere alle Istituzioni AFAM e alla Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona il candidato deve aver concluso un ciclo di studi di scuola media superiore valido in loco per l’accesso alle Accademie o ai Conservatori statali o legalmente riconosciuti. È responsabilità del candidato prendere contatto con l’Istituzione prescelta e accertarsi degli eventuali altri requisiti d’accesso. L’elenco delle Istituzioni AFAM è disponibile sul sito del MIUR http://www.afam.miur.it/argomenti/istituzioni.aspx
 per potersi iscrivere alla SAF dell’ISCR o alla Scuola Nazionale di Cinema, il candidato deve aver concluso un ciclo di studi di scuola media superiore. L’iscrizione è subordinata al superamento di prove di ammissione. È responsabilità del candidato accertarsi del calendario delle prove, e, più in generale, delle modalità e dei requisiti d’accesso richiesti.
H. Corsi avanzati di lingua e cultura italiana (durata 3 mesi).
Requisiti:
per poter concorrere per questa tipologia di borsa, il candidato deve aver superato nel Paese di provenienza almeno un esame universitario di lingua italiana. I corsi dovranno concludersi con l’acquisizione di una certificazione tipo CILS, CELI, PLIDA o IT Roma Tre, almeno di livello B1.
Le borse sono concesse solo per corsi della durata di tre mesi.
Le borse non sono concesse per corsi di lingua di livello iniziale.
Si segnala che i corsi di lingua prevedono tasse d’iscrizione mensili: i borsisti potranno fruire di uno sconto, e non dell’esenzione totale.
È responsabilità del candidato verificare il calendario dei corsi (mesi di inizio) e l’ammontare dei costi sui siti delle università.
I. Corsi di aggiornamento/formazione per Docenti di lingua italiana (durata 1 mese).
Requisiti:
la borsa per questa tipologia di corso è riservata ai docenti stranieri che possano documentare l’attività di insegnamento della lingua italiana (LS) presso il Paese di provenienza.
Per questa tipologia di corsi sono concesse borse di 1 mese.
Si segnala che i corsi di lingua prevedono tasse d’iscrizione: i borsisti potranno fruire di uno sconto, e non dell’esenzione totale, come di norma può avvenire per gli altri corsi.
Non tutte le università attivano corsi di aggiornamento/formazione per docenti di lingua italiana. Si prega pertanto di verificarne l’attivazione, il calendario e l’ammontare delle tasse direttamente sui siti delle università.
Sono ammesse le richieste di rinnovo per la prosecuzione o il completamento di un corso di studi pluriennale (Corsi di Laurea, Specializzazioni, Master, Dottorato di ricerca). La concessione del rinnovo è subordinata alla rigorosa verifica del rendimento accademico e della regolarità del percorso di studi. Si escludono pertanto i cosiddetti ‘fuori corso’ ovvero coloro i quali abbiano superato la durata legale del corso.
Di norma gli assegnatari di borse di studio offerte dal Governo italiano (tramite il MAECI) sono esonerati dal pagamento delle normali tasse di iscrizione e dei contributi universitari, in accordo con la normativa vigente, art. 9 comma 3 del D. Lgs. 29 marzo 2012 n. 68:
“3. Le Istituzioni e le università esonerano totalmente dalla tassa di iscrizione e dai contributi universitari gli studenti stranieri beneficiari di borsa di studio annuale del Governo Italiano nell’ambito dei programmi di cooperazione allo sviluppo e degli accordi intergovernativi culturali e scientifici e dei relativi programmi esecutivi. Negli anni accademici successivi al primo, l’esonero è condizionato al rinnovo della borsa di studio dal parte del Ministero degli Affari Esteri, nonché al rispetto dei requisiti di merito di cui all’articolo 8, comma 2, preventivamente comunicati dall’Università o dall’Istituzione di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica al Ministero degli Affari Esteri.”
Si segnala, tuttavia, che le Università, nell’ambito della loro autonomia finanziaria e contabile, possono non accordare tale esenzione.
Si raccomanda pertanto di acquisire preventivamente le informazioni circa le eventuali tasse e contributi da corrispondere.
IV. Altri Requisiti richiesti
– Titolo di studio utile all’iscrizione presso l’Istituzione prescelta (vedi §.III).
– Conoscenza della lingua italiana: per potersi candidare è necessaria un’adeguata conoscenza della lingua italiana, che dovrà essere certificata da un attestato di livello intermedio o B2 (per es. CILS B2, CELI 3, PLIDA B2 oppure INT.IT Roma Tre) o da un attestato di competenza linguistica equivalente rilasciato da un Ente o scuola di lingue locale (ad es. Istituto Italiano di Cultura, Sezione della Dante Alighieri etc.).
Si segnala, tuttavia, che per l’iscrizione ai corsi universitari che si svolgono interamente in lingua inglese e per l’iscrizione ai corsi avanzati di lingua e cultura italiana (§III.H), i candidati dovranno possedere un certificato di conoscenza di lingua italiana, o dichiarazione equivalente, almeno di livello A2.
– Limiti d’età: Non possono essere accolte domande di borsa di studio presentate da candidati di età superiore ai 35 anni alla data di scadenza del presente bando (13 maggio 2015). Il limite di età di 35 anni viene elevato a 45 anni per le candidature di docenti di lingua italiana, che intendano frequentare Corsi di aggiornamento/formazione per docenti di lingua italiana.
In nessun caso le borse potranno essere assegnate a candidati che non abbiano compiuto 18 anni alla data di scadenza del bando (13 maggio 2015).
– Regolarità del corso di studio: non possono essere accolte domande di borsa di studio presentate da candidati che abbiano superato la durata legale del corso di studi previsto, i cosiddetti “fuori corso”.
V. Università in convenzione
Si segnala che per l’a.a. 2015-2016 il MAECI ha sottoscritto apposite convenzioni con alcune Università italiane, al fine di facilitare l’inserimento di studenti stranieri beneficiari di borse di studio, e di snellire la procedura amministrativa di erogazione. I borsisti che frequentano dette Università riceveranno le mensilità dovute con procedura semplificata ed abbreviata, direttamente dall’Università (vedi ‘Regolamento del Borsista’).
Gli Atenei in convenzione sono:
Politecnico di Milano; Politecnico di Torino; Università Ca’ Foscari di Venezia; Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano; Università degli studi di Torino; Università degli studi di Milano; Università degli studi di Bologna; Università degli studi di Roma Tor Vergata; Università Roma Tre; Università per stranieri di Perugia; Università per stranieri di Siena; Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria.
VI. Candidature
– Come candidarsi: lo studente dovrà candidarsi attraverso il formulario “Borse on line” disponibile, previa registrazione, sul sito web del MAECI (colonna destra della pagina
http://www.esteri.it/mae/it/ministero/servizi/stranieri/opportunita/borsestudio_stranieri.html)
– Data di scadenza per tutte le candidature: il termine ultimo di trasmissione telematica della candidatura on-line ‘definitiva’ è fissato a mezzanotte (ora italiana) di mercoledì 13 maggio 2015. Tutti i candidati saranno informati della ricezione della loro candidatura.
VII. Selezione dei borsisti
La selezione dei borsisti è condotta dalle Rappresentanze diplomatiche italiane nel Paese di provenienza del candidato da uno specifico Comitato.
VIII. Copertura assicurativa medica
I borsisti, per la sola durata della borsa di studio, godranno di un’assicurazione sanitaria per la copertura di eventuali spese per malattie o infortuni.
IX. Incompatibilità
È vietata la contemporanea fruizione della borsa di studio MAECI e di un’altra borsa di studio offerta dallo Stato italiano.
Per ulteriori informazioni riguardanti doveri e responsabilità del borsista in Italia si rimanda al Regolamento del borsista (colonna destra della pagina http://www.esteri.it/mae/it/ministero/servizi/stranieri/opportunita/borsestudio_stranieri.html)

Le 5 domande su L’Avana – Risponde Marco Marini

Marco Marini

“Marco Marini, Architetto e vice presidente di Ixco”

L’avana, 23 aprile 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
L’energia complessiva che si percepisce immediatamente nella città, nelle persone, che deriva dalla grande storia che ha fatto questo paese.
Dove ti piace andare con la persona che ami?
Diciassette anni fa, con l’ultima persona che ho amato veramente, amavo andare non proprio a L’Avana ma a Vinales. Me lo ricordo come un momento diverso, unico. Comunque è molto bello passeggiare anche qui a L’Avana e consiglio il Parque Lenin. Comunque posti dove c’è la natura. E’ una cosa fisica, la natura presente e inondante. Questi posti sono molto piacevoli.

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?
Da bere direi il rum in tutte le sue versioni. Un rum normale. Il sapore di L’Avana è quello del rum Especial ma anche quello di un Daiquiri frappè. Da mangiare il pollo fritto e mariquitas. So anche cucinarlo molto bene e a Roma il mio pollo fritto è un grande successo.
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
Questa domanda è difficile. Mi piace L’Avana come realtà complessiva, dalla periferia più sperduta fino al centro storico. La prima volta che sono arrivato a L’Avana, uscendo dall’aeroporto, ho visto tante fabbriche e case. Da lì in poi ho notato che tutto ciò che è stato costruito è tutto pensato e mai casuale. Come architetto sono affascinato da tutte le costruzioni degli anni quaranta.
Ci consigli un locale o un luogo dove andare?
La torre del Focsa in assoluto e poi il ristorante “Il Divino”, un posto che si trova dopo il ponte del Calvario ed è meraviglioso. E’ riconosciuto come il terzo orto botanico di Cuba e non è solo bello, è divino!

Le donne cubane camminano

Era il 1995. Settembre. Sbarcavo per la prima volta a Cuba. Non mi aspettavo niente. Ero pentito di essere partito. Un viaggio assurdo per dimenticare un amore che era finito in Italia. E tutto mi teneva là. In quella attesa di un ritorno, di un aggiustamento qualsiasi di un equilibrio che si era rotto. Una dogana estenuante. Una fila infinita ed una totale assenza di motivazioni. Non ero quelle facce piene di speranze. Non ero quelle facce che cercavano sole, avventure, Caraibi. Ero appena tornato da un mese in Tailandia in giro per monasteri (sarà stato quello che aveva fatto scappare quell’amore? Facile). L’anno prima in India. Accarezzavo da mesi l’idea di fare il monaco. Lo dicevo a mezza bocca a me stesso. Scelta difficile. Tutto mi portava là, ma poi fili molto più terreni mi tenevano nel dubbio, collegato al mio bisogno di terra, di carne, di mondo.

Superavo quella dogana e mi infilavo in un pulmino che mi aspettava. “Sarlatti?” – “Presente!”. Un caldo untuoso rinforzava tutti i miei dubbi e sfociava in un’unica certezza: “viaggio sbagliato”. Hotel Habana Libre. Appoggio il bagaglio in camera e guardo dalla finestra. Una città sconosciuta. Passo alcuni minuti così, a guardare formiche. Decido di scendere. Ho visto un bar all’ingresso. Mi siedo lì e guardo. Guardo. È lì che l’ho incontrato per la prima volta. È lì che è cambiato tutto. Il camminare. Se mi domandano cosa mi piace delle donne cubane, non ho dubbi: come camminano. Tutte. È un discorso che va al di là della bellezza e dell’attrazione. È un discorso religioso. O meglio, spirituale. Le donne cubane sanno camminare. Quando camminare non è solo mettere un piede davanti all’altro. Quando non è solo raggiungere una destinazione. Camminare è il valore del viaggio. Il primato del percorso. Il mistero. Quello che c’è, nel presente, momento dopo momento. Le osservavo e volevo provare a me stesso che la prima donna che avevo visto camminare non fosse un’eccezione. Non lo era. Donne, anziane, bambine, bianche, nere. Tutte, in questa elegante meditazione camminata. Venivo da anni in cui avevo ammirato donne silenziose nei monasteri, cercare, passo dopo passo, nell’eleganza del presente, il senso di questa barchetta in cui siamo tutti stipati. Passi senza destinazione per interrogare il destino. Ad ogni respiro. Ed allora, lì, in quel bar di una città lontana da tutto, vedevo un mondo che faceva del camminare un’opera d’arte, una disciplina dello spirito. Equilibrio. Questa fu la prima descrizione. Persone che stanno bene. Col proprio corpo, nel proprio corpo. Perfetta coordinazione. Immediatamente tornavano su centinaia di pagine che parlavano di equilibri energetici, centri, Gurdjeff prima di tutto, ma anche Thich Nhat Hanh, Krishnamurti, il sufismo. Fu lì che cominciò il mio viaggio. Fu quando capii che Cuba era un paese spirituale. Che quelle donne che camminavano con la nobiltà di un monaco, senza mille libri e mille ritiri meditativi alle spalle, avevano un rapporto migliore con il mistero, con la paura, con la morte. A distanza di vent’anni io non sono diventato monaco e mi sorprendo ancora a guardarle camminare. Sono ben lontano da uno sguardo senza “peccato”, sia ben chiaro. Per certi versi è il mio tormento, (il mio karma direbbero quelli bravi), essere irrimediabilmente di terra e di cielo, ma quando addormento per istanti il mio istinto di conquista vedo ancora la bellezza di una lezione sempre in corso. L’attenzione al viaggio. L’assenza di fretta. Il gusto totale di essere dove si è, nel presente, nel proprio corpo, qui ed ora. Le donne cubane camminano. Camminano davvero. Non so quali siano le cause di questo salto evolutivo. Me lo domando spesso. Perché ballano? Non credo. La loro costituzione fisica? No, non soltanto. Il caldo? Il sole? Non lo so. Forse tutto questo. Ma anche dell’altro. Io ci vedo una specie di saggezza, quella che non prende sul serio le mete da raggiungere, gli obiettivi, ma si cala anima e corpo nel presente, un passo alla volta, fino a chissà dove. Quando il dove non è importante.

Se vi capita, sedetevi in un parco qualunque di L’avana per un pomeriggio intero e guardatele camminare. Nessuno vi crederà ma state meditando.

Le 5 domande sull’Avana – Risponde Paola Flauto

“Paola Flauto, insegnante e nota traduttrice. Amica di Cuba”

L’avana, 16 aprile 2015

Cos’è il bello a L’Avana per te?
Il bello a L’Avana è l’intensità con cui trascorre la vita, nel bene e nel male.
Dove ti piace andare con la persona che ami?
Mi piace uscire con mio marito per ascoltare musica dal vivo, magari con una bella birra ghiacciata come solo a Cuba è lecito chiedere…

Se L’Avana fosse qualcosa da mangiare o da bere, cosa sarebbe per te?
Ecco, appunto…senza dubbio una Cristal “Sudata”…in bottiglia!
Qual è la strada o il quartiere più bello di L’Avana secondo te?
Sicuramente il mio!
Ci consigli un locale o un luogo dove andare?
A tutti consiglio sempre la FAC (Fabrica del Arte Cubano)…fucina artistica e cuore pulsante del Vedado!

Comici, spaventati guerrieri: Panfilo Epifanio.

Panfilo Epifanio
È sabato. Non ho nulla da fare. Il pomeriggio lo passo a bighellonare tra libri e un paio di cose da scrivere. Mi chiama Dalia e mi chiede se ho voglia di andare a vedere uno spettacolo comico al Karl Marx. Le dico che odio i comici. Quelli cubani specialmente. Mi dice che c’è Panfilo. Panfilo mi piace. Ogni lunedì fa una trasmissione in prima serata che si chiama “Vivir del cuento” che ha ascolti altissimi e lui è bravo. Mia figlia mi dà il tormento dalle retrovie: “dai papà, andiamo, andiamo…”. Insomma, vado. Il fenomeno degli umoristi cubani è in ascesa incontrollabile da qualche anno. Un fenomeno simile al reggaeton. Non c’è locale che non abbia nel suo programma settimanale il comico di turno. Io non li sopporto. Nella maggior parte dei casi una comicità di basso livello al servizio del luoghi comuni più triti, volgarità gratuita, superficialità a vagoni.

La comicità è una cosa importante. Una cosa seria, mi verrebbe da dire. In Italia sono bastate due trasmissioni, Drive in e quelle cacate del Bagaglino, per rovinare il gusto di generazioni. Io lo so bene. Si veniva da veri e propri geni come Totò, Alberto Sordi, Paolo Villaggio, Nino Manfredi e si è finiti coi Fichi d’India. Un’altra metafora del nostro declino. A Cuba, uno spettacolo umoristico è una specie di rito popolare. Prima di Panfilo arrivano altri comici minori che non mi fanno muovere neanche un muscolo della bocca. Soliti temi. Quello che manca. Isolare qualche luogo comune nel quale la gente possa rispecchiarsi e riderne. Un principio di satira contro il potere. Brutta stare bloccati mentre la gente intorno a te ride. Non lo faccio per snobismo ma “non me fanno ride!“. Lo dico a Dalia. Lei si preoccupa. “vogliamo andare via?”. Le dico di no. Penso alla comicità. Ricordo le pagine illuminanti del “Saggio sul comico” di Freud. Devo passare il tempo. La risata come una scarica energetico di un investimento emotivo che viene smontato bruscamente. Una cascata di energia che perde la sua base d’appoggio e detona in una risata. Bella quella visione così meccanica, idraulica, di un evento incontrollabile. Consiglio a tutti la lettura di quel saggio di Freud. Penso ai livelli più elementari di comicità. Il ridicolo. Quello che cade in mezzo ad una sala e la gente ride. Poi l’imitazione. Mi viene in mente Corrado Guzzanti che ha nobilitato il genere ed ha ucciso persone. Funari dopo la sua imitazione è morto. E poi l’imitazione del venditore di quadri: Staccolanana, Cagnola, Mutandari. Tutto è rimasto impresso. Penso a Crozza che non mi piace. Poi a salire. La cosiddetta satira. Sentimenti ambivalenti. La mia passione giovanile per gli articoli di Michele Serra. Tango, Cuore, Curzio Maltese, Stefano Benni. L’idea che mi sono fatto negli anni: che la satira sia funzionale al potere che attacca. Lo rafforza. Sempre? Forse non sempre. Gli anni mi impongono un relativismo d’ufficio. La satira è una complicità aggressiva. Un’alternativa al menare le mani. Ricordare Freud mi ha acceso una configurazione mentale da approccio psicanalitico alle cose. Mi fermo. Sul palco adesso ci sono due che imitano un cuoco cinese ed uno cubano. Luoghi comuni a gogo. Continuo a pensare. La satira come il gioco. Sublimazione del conflitto. Dove l’ho letto? Millenni fa. Chi si ricorda. Per questo non amo il gioco? Siamo in un’epoca dove si gioca tantissimo. Ma perchè? Playstation, console varie. Perchè? Forse vale proprio quel concetto: sublimazione del conflitto. Siamo molto aggressivi e quindi giochiamo tanto e facciamo tanta satira. Boh. Sarebbe meglio menare e basta? Non lo so. Adesso viene sul palco uno che fa l’ubriaco. È bravo a recitare ma non mi fa ridere la parodia dell’ubriaco. Perchè socializzare un problema? Qui gli ubriachi gonfiano le donne, danno coltellate, dicono cazzate. Non fanno ridere. Non rido. Mia figlia ride. Mi preoccupo ma poi penso che anch’io alla sua età vedevo Gino Bramieri. Vado avanti a pensare. Ricordo che mio padre era un genio della comicità aggressiva. Era la sua forza ed il suo enorme limite. Vedeva una persona ed in un secondo la smontava. Lasciava i pezzi per terra. Uccideva. Trovava i punti deboli e la uccideva. Penso che nella vita ho sempre cercato di affrancarmi da quella modalità anche se la ho nel sangue. Un modo di pulire il proprio dna. Fra tre generazione sarà tutto a posto. Vado avanti. Penso a quale sia il modello più alto di comicità. Mi vengono in mente tre nomi. Woody Allen, i fratelli Marx e Roberto Benigni. Il gioco con se stessi. L’autoironia. La danza delle parole. Altissimo livello ma non so trovare degli elementi distintivi. Forse solo intelligenza. Battute. Non imitazioni nè scenette ridicole. Battute di altissimo livello. Scardinare la logica in un istante. Togliere il tappeto sotto ai piedi di un castello costruito con cura e con talento. Penso a qualche battuta di Woody Allen che ricordo e finalmente rido. Poi ad alcune frasi di Groucho Marx e rido ancora, poi a Benigni. Arriva sul palco Panfilo Epifanio. Grande applauso. È il beniamino del pubblico. In realtà Panfilo è il personaggio che interpreta, lui si chiama Luis Silva. Potrebbe recitare senza stare nei panni di Panfilo ma tant’è. Alcune battute le conosco. Altre no. Mi fa ridere. Comicità. Che mistero. Basta essere intelligenti e cambia lo scenario. E la satira diventa dolce, e diventa questo gioco magico dell’energia che carica degli scenari fantastici e poi crolla come una cascata rinfrescante. Come una verità che cambia completamente la luce su un mondo e lo trasforma.

Se capitate a Cuba sintonizzatevi sul canale 8 il lunedì verso le 9. C’è Panfilo Epifanio che fa ridere. Lui sì.

Ristorante Olivo

Ristorante Olivo CubaSerata pigra. In frigo ci sono poche cose e nessuno ha pensato alla cena. Si tratterebbe di scaldare qualche vecchia pizza messa a congelare come una mutanda ripiegata su se stessa. I soliti buoni propositi: “Dobbiamo programmare. Programmare. È chiaro? Non possiamo arrivare alle otto e aprire il frigo per vedere che c’è…”. No, infatti. Taccio sul fatto che sono 48 anni che va avanti così: mutande ripiegate, attacchi al sacchetto della farina per assorbire carboidrati, succhiare würstel congelati come fossero un calippo, frutta compulsiva e acida scansando gli insetti che ci hanno trovato casa. Bene. Sono giorni che passo davanti ad un cartello in calle 20. Il cartello promette bene: Olivo. Mi tornano su, come i würstel congelati, immagini di Romano Prodi che sventola una bandiera e sembra un idiota al circo. Poi, negli anni, si è rivelato un idiota al circo, ma questa è un’altra storia. Ok, andiamo.
Conosco il posto. Fino a poco tempo fa c’era il ristorante italiano Tres Medallas di proprietà di una campionessa olimpica di cui non ricordo il nome. Poi ha chiuso. Oggi ci avviciniamo timidamente. Chiediamo un menu per vedere se non ci arriva una tortorata e lo soppesiamo. Forse una tortorata no ma una mezza pizza (schiaffone, per quelli nati fuori dal Raccordo Anulare), sì. Il ristorante è semivuoto. Diffidenza. Vecchi imperativi categorici che recitano: “Vai sempre nei ristoranti dove vedi tante macchine parcheggiate, meglio se camion. Lì si mangia bene e si spende poco”, iniziano a mulinare nella testa come parole di Giovanni XXIII. Vabbè, ormai ci siamo. Menu interessante: almeno nelle intenzioni piatti diversi dai soliti. Cucina spagnola. Dettagli importanti. Ingredienti introvabili. Zafferano, per esempio. Chiedo un Gazpacho e una paella mista mentre Dalia prende un Gazpacho e una lasagna nella variante spagnola. Da bere Bucanero marmorizzata, ovviamente. Dopo un po’ arriva un uomo. Di colore sui sessanta y algo. Stanco. Ci saluta. Si chiama Jose. Dà due ordini in cucina e poi torna da noi. Ci domanda se abbiamo ordinato e poi si siede. Si passa la mano sul viso e capisco fino all’ultima cellula la sua stanchezza. Si racconta. Per 18 anni chef in Spagna, soprattutto a Barcellona. Uomo colto. Cita scrittori, film, e poi sapori. Dice: “Un uomo non deve tendere ad un luogo che si trovi più in là della propria ombra”, e questa frase mi lascia davanti ad un burrone inaspettato. Racconta del suo concetto di cucina, del suo concetto di buono. Non gli interessa mettere in piedi un ristorante solo per alzare quattrini. Certo, quelli servono e non nasconde di averne investiti parecchi qui. Gli interessa uscire dall’uniformità di sapori di L’Avana. Gli dico che sono molto d’accordo. Ci stiamo simpatici. In effetti le difficoltà di approvvigionamento della materia prima e l’obbligo di acquisto nei negozi comuni confina i sapori dei ristoranti all’interno di un range limitato. Mi racconta la sua stanchezza: si è alzato alle due del mattino la sera precedente per tentare di assicurarsi il filetto migliore in qualche tienda. Numeretti e fila, una roba del genere. Poi il filetto non è arrivato. Ha gli occhi stanchi. Sullo sfondo tristi, o no, spaventati. Ha paura di non farcela. Ha aperto da un mese e quasi si scusa per il ristorante semivuoto. Intanto ci servono il miglior Gazpacho di L’Avana. Chiacchieriamo. Si spazia tra opinioni sulla cucina italiana, su quella cubana, su quella cinese. Sa veramente il fatto suo. Ma, come al solito, è la persona che mi colpisce. Non lecca il culo. Lontano da quei proprietari suadenti che fanno gli amici e che ti armano una festicciola che sa di muffa. Lui ti parla della sua paura e delle sue certezze. Sa cucinare. Davvero. Quando arrivano la lasagna e la paella si scusa, si passa di nuovo una mano sulla faccia e ci saluta. Va a dormire. È stanco. Mangiamo la migliore paella e la migliore lasagna di L’Avana. Continuiamo a chiacchierare tra noi. Un trago di rum per finire e poi un conto abbastanza onesto. Prima di andare via mi viene in mente una frase di Zeman che adoro: “Il risultato è casuale, la prestazione no”. Cerco di applicarla a quel ristorante, a quell’uomo. Spero col cuore che tutto gli vada bene. Un mese non è niente. L’avviamento di un ristorante è duro e pieno di incognite. Il successo, poi, dipende da fattori spesso incontrollabili. Quello è il risultato. La prestazione invece sta là. La lasciamo nei piatti vuoti e la commentiamo tornando a piedi verso casa. Eccellente. Come boe affondate tornano in superficie tutte quelle volte in cui ho vissuto quell’incertezza, quella paura, quell’investimento sul mondo. La prestazione migliore possibile e poi quell’attesa del risultato. Mi ripropongo di scriverne su questo blog. Ed eccomi qui. All’Olivo, in calle 20, tra calle 3 e 5 a Miramar si mangia in modo davvero unico. E c’è un buon sapore di umanità. Fidatevi.