21
Mar

Bambini al Museo Nacional de Bellas Artes

Una delle cose più odiose che un paese possa fare per la sua gente è quella di rendere il proprio patrimonio artistico inaccessibile. I musei vaticani sono una bella storia ma il prezzo del biglietto taglia fuori fette sempre più grandi di popolazione che decidono saggiamente di spendere quei soldi per sfamare un figlio piuttosto che regalarli a quei simpatici esserini vestiti di nero. Parlo dei musei vaticani perchè mi stanno particolarmente simpatici ma il problema riguarda molta parte dei musei italiani e del mondo. La fruizione dell’arte è fondamentale. L’accesso ad essa è, secondo me, più cruciale della banda larga per tutti. Che me ne faccio della banda larga se poi la uso per andarmi a scaricare l’ultimo film di Muccino o l’ultima meravigliosa canzone di Pitbull? I buoi sono già scappati. Il proprio senso del bello è stato già sfasciato a colpi di cazzate. Penso a questo mentre sto seduto per terra nel grande cortile interno del Museo Nacional de Bellas Artes di L’Avana (davanti al Museo de la Revolucion, adesso l’indirizzo esatto non lo so… Chiedete, mica sono un un vigile urbano).

Fa caldo e non mi va di fare comunella con nessuno. Devo aspettare un’ora e mezza che mia figlia finisca la prima lezione del suo primo laboratorio di storia dell’arte. 200 bambini divisi per fasce d’età, seguiti da professori qualificati e pazienti che sviluppano programmi tematici per orientare i bambini, appunto, lungo percorsi teorico-pratici relativi all’arte. Questa volta il tema è “Arte e giochi”. Ma in passato si è parlato di arte egizia, di impressionismo, di scultura. Mi piace. È dichiarata l’intenzione di non voler far emergere le doti artistiche di nessuno. Quelle se ci sono usciranno fuori altrove. È condividere le cose belle a fasce d’età per le quali l’alternativa più a portata di mano sono i culi che Pitbull esibisce nei suoi video come quarti di bue ai mercati generali. Niente contro i culi, sia chiaro, ma mi sembra così compiuto il senso di una comunità quando permette di scegliere facilmente, senza dover mettere su qualche piatto della bilancia ideale, soldi reali, e rinunciare. Già, perché dimenticavo di dire che tutto questo è gratis. Tutto. Dai fogli su cui mia figlia ha disegnato i suoi giochi immaginari, ai colori, al prezioso supporto dei professionisti incaricati. Bello, no? Stavo là seduto e mi ripetevo: bello, no? E sono dozzine le proposte simili a questa per i bambini havaneri. Pensavo anche a cose un po’ più velenose, in realtà. Pensavo al fatto che la parola “genio” andrebbe tassata. 100 euro. Vedi come passa la voglia di usarla. Il genio è raro. È storto e brutto. E si manifesta senza preavviso come un’erbaccia che trova senso tra due rocce brutte. Una cosa così. 4/5 geni per secolo. Non di più. Il resto sono umili mestieranti, spesso bravi ma non geni. Un piccolo fiotto di veleno ma per dire che se nascono 4/5 geni per secolo, tutti gli altri miliardi hanno il diritto di andare a vedere ciò che hanno visto quei signori là.

Penso al fatto che andrebbe tolto il diritto d’autore. Lo penso, quasi mi convinco, poi penso che dovrebbe essere così per tutti tranne che per i miei libri. Non si dovrebbe fare arte per soldi. Svincolare questi due mondi. Questa me la devo segnare. Che faccio? lo scrivo? Rifletto. Potrei trovare una soluzione patetica dicendo: togliamo il diritto d’autore anche ai miei libri, ve lo concedo, ma parallelamente dateme una mano, il mio numero di Postepay è… Ritorno alla realtà. I bambini sono sudati. I più piccoli fanno un girotondo rumorosissimo, mentre quelli più grandi guardano i primi con una certa sufficienza come a dire: “che noia questi piccoletti…” ma vorrebbero fare il girotondo anche loro. Anche io, tutto sommato vorrei farlo. Al Museo Nacional de Bellas Artes di L’Avana propongono laboratori continui: volendo un bambino potrebbe entrare a 6 anni ed uscire a 15 dopo aver fatto un’esplorazione a 360 gradi del mondo dell’arte. Gratis. Un’alternativa reale a Pitbull e a quei quattro mentecatti del reggaeton. Non credo di aver mai letto questo su Repubblica. E neanche sui più frequentati forum che riguardano Cuba. Lì quintali di materia grigia vengono messi al lavoro su interrogativi esistenziali kierkegaardiani tipo: “Ma se io faccio venì la mi regazza cubbana pe turismo ad Aprilia, poi la posso fa rimanè se la faccio sposà co’ mi cognato che sta carcerato?” oppure “Er Samsung 201c5 a Playa me pia solo du’ tacche. Nun me dite mo che è corpa dell’imbargo” oppure “Cioè, anhaicapito come stanno i cubbani, mica cell’hanno trasmissioni che danno fastidio come Striscia la notizia o Le iene…”.

Questo è il primo granello di bello che mi andava di regalare. Scomodo il Buddha per ricordare un’immagine che mi è sempre piaciuta e che riguarda una metafora che lui usava per descrivere le persone quasi sagge. Diceva: “quelli con poca polvere sugli occhi”. Un granello alla volta la polvere diminuisce, penso io.
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